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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità. Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

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[5/5/2011]

# 47_Carlo Cavalli_II

Strepitoso Carlo Cavalli, autore di Del maiale nulla si getta, variazione funambolica sul porco, le sue carni e l'immenso amore che da secoli suscita nei suoi estimatori – una lunga, intensa, saporitissima ode alla carne rosa. Sembra che il maiale si annidi da tutte le parti nella nostra civiltà: divieti, insulti, espressioni d'alcova, oggetti quotidiani, dieta… Resta da risolvere il dilemma ultimo: per nutrirci, uccidiamo animali di cotanta intelligenza (non abbastanza però, da salvare la cotenna).
Degna galleria visiva dei giochi sintattici di Cavalli sono i maiali assemblati di Georgij Trijakhin-Bukharov, artista russo trapiantato ad Almaty, in Kazakhstan, che si diverte a creare sculture recuperando scarti di metallo, plastica, legno, materiale elettrico… È un artista importante, fautore di quel fenomeno artistico paradossale che è l'arte dell'Asia Centrale: praticamente sconosciuta nelle rispettive patrie, di crescente successo nelle gallerie e nei musei europei e indiani.
P.S. Del Cavalli non si getta via niente.



[4/5/2011]

# 46_Fabio Santopietro

Ci si vedeva ai tempi dell'università, con Alessandro Riva e Lorenzo Viganò. Poi un giorno ci si reincontra, entrambi lo sguardo leggermente nebuloso di chi scrive, sempre sul crinale fra due baratri: talento e ambizione sulla destra, senso dell'inutile e della surrealtà sulla sinistra (gli alpinisti raccontano che quando si cammina sul filo della cresta e si perde l'equilibrio, bisogna buttare tutto il peso dalla parte opposta). Diciamolo, Santopietro è il perfetto flâneur con la penna, l'autore perfetto per l'Øspite ambiguo. Della sua scrittura dice: “Malgrado la serietà di intenti, i suoi testi prendono una quasi involontaria piega comica”. Ha pubblicato racconti con Stampa Alternativa e ES, sulla rivista Idra e su nazioneindiana.com. Di Santopietro pubblichiamo il breve reportage da un mondo privo di senso intitolato Felicità! Naturalmente è una storia vera.
Con Marco Vaglieri condividiamo una raccolta di trafiletti del Corriere della Sera con le notizie più assurde e implacabili. Non ricordo se fra loro c'è anche la storia di quel turista giapponese in visita a Milano che transitò da piazza Santo Stefano e ci rimase secco (la ragione la scoprirete leggendo). Ecco perché pubblichiamo a latere una serie di magnifici disegni di Marco Vaglieri del primo periodo. Ah, avessimo noi il dono della matita non saremmo qui a digitare sui tasti di un alfabeto frusto!



[3/5/2011]

# 45_Alvaro Occhipinti_II

Facciamo volentieri eccezione alla regola di pubblicare solo inediti quando si tratta di estrarre dall'oblio un testo senza tempo. È un obituary commosso ma non sdolcinato quello che l'artista Alvaro firma sulla rivista d'arte Terzoocchio nel 1995 dopo la scomparsa dell'amico e sodale Martino Mazzoleni. L'abbiamo letto e riletto, la scrittura è asciutta e aderente, capace di condensare l'arco di una vita e mille rivoli affluenti in una cartella di testo, lasciando una traccia indelebile dell'amico fumatore, proletario e coraggioso reinventore dell'astrattismo. Ci sono alcune espressioni che lasciano stupefatti, per esempio “grado zero della sintassi (bianco su bianco)”, che è metafora esatta e bella della morte. O “nord dell'esistenza” che fa eco al celebre verso di Paul Celan “a nord del futuro”. E ancora “in questa luce da eterno meriggio”. Ogni riga è densa e precisa. Ogni vita non trascorre invano. La vicenda di Alvaro e Martino Mazzoleni poi, per chi si cura della storia dell'arte, è una bella porta per avvicinarsi agli artisti a quattro mani, come Gilbert & George, Komar e Melamid, o per stare più vicino a noi Fruttero & Lucentini e vedovamazzei. Alvaro e Mazzoleni erano una coppia solo ‘espositiva' – esponevano insieme opere realizzate in autonomia – ma anni di mostre insieme fanno un quadro unico.



[2/5/2011]

# 44_Michela Trainini

Michela Trainini è una persona speciale. Non mi sarei stupito se mi fossi imbattuto in lei nel cast della Meglio gioventù , nei panni di un “angelo del fango” che salva i manoscritti di Firenze o di un volontario che scrive lettere per un detenuto lontano o di una maestra di uno sperduto paesino dell'Aspromonte… Quello sguardo aperto, solare, che confida nel bene. Quel tratto di instancabilità e al tempo stesso di precisione di chi ama fare bene. Una bellezza che le serve per raccontare la linea di faglia che salda il calore mediterraneo con il calvinismo delle Alpi e che si è pur messa in verticale prendendo il nome di Italia (sarebbe stato più giusto forse che si fosse disposta in orizzontale). Tanto più, dunque, siamo lieti quando alla bellezza dell'essere si affiancano frutti letterari di ottima tenuta. Un lungo apprendistato nell'editoria e nei servizi editoriali le danno sicurezza nel passo (ha tradotto dal russo Colpevole di alpinismo di Denis Urubko, che appena uscito per Priuli & Verlucca si è aggiudicato il premio ITAS per la letteratura della montagna 2011). Il racconto che qui proponiamo, Čajkovskij e falafel, si può ascrivere al genere della letteratura di viaggio dell'anima e intreccia fili di culture diverse, certe volte opposte. Il dialogo culturale è una bella espressione ma una pratica difficile. Michela vive da tempo in Inghilterra, in una famiglia interculturale. Alla meglio gioventù, oggi l'Italia sta stretta.
Anche l'artista Evgeni Dybsky non vive nel suo paese d'origine, la Russia, ma a Berlino (beato lui). Nella sua ricerca, approccia il colore come se fosse spazio materico e lo spazio come se fosse un canovaccio imprevedibile.



[25/5/2010]

# 43_Alberto Mori_II

Tutta colpa del Capitano Kirk, che in Star Trek usava uno strano dispositivo per telefonare. Martin Cooper, il capo della Ricerca & sviluppo di Motorla che il 3 aprile 1973 fece la prima chiamata in pubblico con un cellulare per le strade di New York, disse di essersi ispirato al celebre telefilm. Il prototipo del Motorola DynaTAC che quel giorno impugnò pesava 1,5 chilogrammi. Oggi i nostri cellulari pesano come delicati sex toys: poco di più d'una piuma, ma tutta la comunicazione inter-umana sta diventano cordless, e muove i primi passi Internet delle cose. A questa pervasività il poeta e performer vocale Alberto Mori dedica un omaggio pungente (il suo primo contributo in versi era dedicato al packaging), una raccolta di sette poesie dal titolo Telefonie lievi. Le onde ci avviluppano come ragnatele ma certe volte ci lasciano soli, più soli che se non ce li avessimo intorno, questi trapanatori delle meningi. Il loro delitto è l'illusione di rimuovere la solitudine.
Solitudine a-umana che ritroviamo nei due scatti di Massimiliano Lacertosa, artista fotografo con una forte formazione teatrale e di studi letterari alle spalle, e certamente un'indole poetica di suo. Le due immagini paiono suggerire che a forza di raccontare il mondo attraverso circuiti elettronici, il mondo poco a poco – come certi cani con i loro padroni o certi vecchi coniugi logori e apatici – tende a rassomigliare a un circuito, giorno dopo giorno, a piccoli innocenti impercettibili micidiali passi. Aguzziamo l'orecchio e tendiamo gli occhi.



[6/4/2010]

# 42_Arnaldo Ragozzino

Ho perso le tracce della notizia, ma ricordo bene che qualche anno fa lessi sul giornale di una curiosa iniziativa di un professore del Politecnico di Milano con i suoi studenti di architettura: qualcuno di loro (forse il professore) si era travestito da Robinson Crusoe con tanto di copricapo in pelo e ombrello antisole, qualcun altro da Venerdì, e tutti insieme si erano recati in corteo in qualche luogo impervio e poco frequentato della periferia milanese. Era un modo letterario e da Commedia dell'Arte per dire che i luoghi dell'avventura possono essere anche molto vicini a noi, non c'è bisogno di cambiare continente per sentire questa pulsione. Basta attraversare il muro invisibile che ci separa dai luoghi derelitti socialmente, i fortini della droga, le casbah, le vie padove e i viali del vizio. Scommetto che ci sono notai milanese che nel loro pendolarismo fra zona uno e Courmayeur non hanno mai attraversato luoghi malsani, non sanno nemmeno dell'esistenza di vie oscure che contengono un'umanità minore, e se lo facessero ce li rappresentiamo con indosso delle adeguate mascherine anticontagio. Il racconto La Davidessa ha il coraggio di valicare questo muro invisibile, e ne siamo grati all'autore Arnaldo Ragazzino, giornalista di cose russe e di economia agli esordi, e da tanti anni esperto di relazioni pubbliche nel mondo della finanza (nonché amico di chi scrive). L'io narrante appartiene a un transessuale, colto in un momento di malinconia irreversibile. Il suo cielo è di piombo. Eppure la sua è solo una delle tante maschere che assume la personalità sociale. Perché tanta sofferenza? D'altronde ogni maschera porta con se un'espressione enigmatica: per lo sforzo di coprire segreti duri da portare dentro. Ah, come sarebbe bello se l'Italia confinasse con la Norvegia. P.S. Il racconto è dedicato a “tutti coloro che credono nella possibilità di un riscatto, anche quando abiezione e degrado sembrano cancellare ogni speranza”.



[5/4/2010]

# 41_Beppe Caturegli_II

Gli appunti globali di Beppe Caturegli inaugurano, ci sembra, un nuovo genere di reportage geografico. Si è come dentro uno sketchblog, i racconti dei luoghi sono messi in relazione con altri ricordi, altre viste, altri luoghi. Il reticolo di associazioni è ricco, sempre in movimento, e in alcuni casi – come quello de La città dei boscaioli subacquei – francamente sorprendente. Sono occhi colmi di senso del fantastico quelli del designer Beppe Caturegli, designer e architetto che ama pensare senza fissa dimora e che ci dona la sua seconda puntata. Si è come dentro un romanzo di Jules Verne, tutto è scoperta, anche ciò che si pensa di conoscere già. D'altronde, l'amore del lontano poggia su una figura geometrica a tre punte, non necessariamente regolare: Stevenson (avventura), Verne (tecnologia) e Poe (inquietudine).
In omaggio a Ventimila leghe sotto i mari, una scelta di foto dal web su tutte le attività che si possono fare sott'acqua.



[5/4/2010]

# 40_Martino Cavalli

Non c'è traffico, non ci sono televisione internet e telefoni. Non ci sono le tasse e nemmeno le tentazioni. Solo una grande quiete e molta polvere. Nel cassetto dove si ripongono i testi senza speranza non succede mai niente, una barba… Poi un giorno arriva un amico che parla di Ospite ambiguo. L'autore torna a casa e riapre quel cassetto, virtuale o fisico poco importa. E così quel racconto del 1992 esce fuori dalla bara, si stropiccia occhi e membra, e si gode un po' di vita alla luce del sole, per quanto effimera. L'autore Martino Cavalli, giornalista di economia, fiorentino doc. Il titolo è Ballavano tutti. Il racconto non contiene eventi, tranne uno: è lineare, semplice e malinconico come certi anni da studente. L'eroina del racconto, distante e forse anche ignara, si chiama Elisabetta.
Sono tre gli imperi che hanno avuto regine con questo nome: quello inglese – Elisabetta I e la regina attuale, Elisabetta II; quello asburgico, con la Elisabetta di Baviera, consorte di Francesco Giuseppe, o più nota come Principessa Sissi: e quello russo, con Elizavieta Petrovna (Elisabetta di Russia), figlia prediletta di Pietro il Grande e sua degna erede politica, che regnò per 21 anni (1741-1762) e che per ironia della sorte propendeva per un'allenza fra Inghilterra, Russia e Austria in funzione anti-francese e soprattutto anti-prussiana. Ve le mostriamo, non potendo mostrarvi il volto dell'Elisabetta di fantasia. (O magari esiste?)



[4/4/2010]

# 39_Valeria Montaruli_II_Giuseppe Battista

A dar retta alla pubblicità, ogni cosa intorno a noi è una riserva di germi malattie contagio e minaccia virulenta alla vita. L'esistenza di quelle stesse casalinghe di Voghera che infestano il palinsesto è minacciata anche da altri germi, altrettanto invisibili ma più pericolosi: la banalità del male di tutti i giorni nelle sue infinite, creative, imprevedibili, sarcastiche e amarissime sfumature. Valeria Montaruli, di cui amiamo la scrittura impregnata di dolore e di cui ricorderete su l'Øspite ambiguo il racconto Espiazione in nero, ci propone Angelo, la cronaca di una tragedia domestica volontaria. Il suo amico e collega magistrato Giuseppe Battista, alla sua prima prova letteraria, narra la medesima storia dal punto di vista dell'altro personaggio – come un controcanto, o un fedele calco in gesso. La verità si compone di raggi che rimbalzano da tutte le parti, bucando la banalità e generando una forma primitiva di bellezza. È l'incrocio, la cooperazione che generano la veridicità di un racconto (o un verdetto in tribunale).
Capirete anche, se ci seguite, la scelta delle immagini: le installazioni di Carlo Bernardini, che insegna Installazioni multimediali all'Accademia di Brera e lavora con la galleria Grossetti Arte Contemporanea di Milano. Questi fasci filiformi di luce azzurra non sono il ritratto di un demone gentile che abita gli spazi, e di cui avvertiamo la presenza senza poterla toccare?



[4/4/2010]

# 38_Miro Silvera_II

A fine marzo 2010, alla Casa d'asta Il Ponte di Milano sono andati all'incanto quasi duecento oggetti di proprietà di Miro Silvera. (Di recente pubblicazione sono due suoi titoli per l'editore Salani: Libroterapia e Cinema & Videoterapia, e il romanzo Il passeggero occidentale per Ponte alle Grazie.) Il catalogo riporta un testo introduttivo di Miro Silvera che abbiamo deciso di riproporre con il titolo La teoria delle quattro D: troppo saggio e acuto, troppo poetico e succinto per essere dimenticato o lasciato solo agli occhi dei malati di collezionismo che frequentano questo tipo di istituzioni. Il tema è il rapporto che abbiamo con le cose belle che decorano le case. Il sapore è quello dei Favoriti della luna, il primo film del regista georgiano Otar Iosseliani in Occidente (è del 1984), che narra con un meccanismo a orologeria impazzito la storia di un servizio di piatti di Sèvres, e di tutti i secoli e i destini annodati intorno. Con levità e senza rancori per i guasti della vita.



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