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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità. Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

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[12/11/2005]

# 7_Giorgio Taborelli

Taborelli è scrittore nel senso più ampio, tecnico e spirituale del termine, uomo di lettere a tutto tondo. Non so francamente di quale materia non abbia scritto: teatro, musica, opera, economia, strade e ponti, paesaggio, arte, fotografia, feste, giardini, archeologia industriale, terme... Con la sua casa editrice Soliart per decenni ha progettato e realizzato sofisticati libri strenna per le banche. Ha pubblicato L'impero delle donne (Piemme Editori 1993), un testo che fonde i generi della fantascienza, del trattato di gastronomia e del romanzo di formazione, e I miti del XX secolo (Mondadori, 1999), un successo internazionale. Accanto alla produzione di saggi, nel suo cassetto dormono decine di racconti e opere monumentali, in attesa di trovare la strada verso il pubblico in una patria, a dire il vero, poco attenta. Uomo proustianamente affascinato dalle élite – nei fondali delle quali si muove con agilità e che con divertita veemenza sa irridere, ha un dono: quello di descrivere fino all'ossessione la cultura materiale. Che cos'è? Andrea Carandini la definisce l'insieme di informazioni che affiorano dal sottosuolo dopo che le civiltà sono scomparse. Chiosiamo noi: segni parlanti, specchio del tempo. Per fare un esempio semplice, lo sguardo da entomologo di Luchino Visconti quando ricostruisce sul set la Sicilia dei gattopardi. Taborelli è un testimone implacabile. Il racconto inedito La China è un film su guerra e dopoguerra in Italia, una dolorosa quanto sommessa provocazione sulle origini sociali dell'alienazione mentale. La prosa secca mi ricorda i libri di Giorgio Antonucci contro il pregiudizio psichiatrico, in cui per pagine e pagine si riportano senza censura le schede cliniche di povere donne abbondanate nei manicomi dell'Appennino, schede rese note ai tempi delle calate, quando i medici basagliani si univano ai familiari scesi a valle per spalancare i portoni dell'obbrobrio. Con Taborelli condivido, spero, la lucidità di chi ama far nascere le cose anche dietro le quinte. Giorgio è certamente nella cinquina dei miei maestri di vita e di lettere, e alla sua saggezza ho avuto la fortuna di abbeverarmi.
Le immagini sono state scattate da un maestro della fotografia sociale italiana, Uliano Lucas, che ha dedicato diversi lavori al disagio mentale e ai suoi luoghi. La scelta è di Lucas stesso dopo aver letto il racconto.



[23/10/2005]

# 6_Fausta Squatriti

È davvero difficile comprimere in poche righe la biografia di Fausta Squatriti, artista, scultrice, poeta, editrice, animatrice di riviste, romanziere, insegnante in accademia (Carrara, Venezia e ora Milano). Artista affermata nei giri ‘alti' della scena artistica internazionale, è stata amica di Max Ernst, Lucio Fontana, Man Ray, Jesus Soto e molti altri, con i quali ha lavorato e dai quali, suppongo, abbia imparato molto. In casa, da piccolo, guardavo le sue sculture di ferro – alcune nere, altre colorate – così nette e chirurgiche, e al tempo stesso quasi liriche, e mi piacevano. Una poetica chirurgia spaziale applicata a ogni contesto, negli ultimi tempi con insistenza ai temi dell'orrore, del dolore del mondo, della guerra e del terrorismo. Una donna-chirurgo che in una camera sterile incide il mondo facendosi carico e cura del lavoro sporco, che qualcuno deve pur fare. Ecco quattro poesie recenti di Fausta Squatriti che volano alto sull'umanità portatrice di morte e sul male radioattivo. Sono tratte da una raccolta in gestazione dal titolo E non sono pazzi - poesie 2004-05. Le immagini che accompagnano il testo sono opere di Fausta pubblicate nel libro di poesia Carnazzeria (Testuale, 2004). Riponete i fazzoletti e allacciate le cinture.



[17/6/2005]

# 5_Antonio Casilli

Antonio Casilli, ovvero l'amico intellettuale emigrato a Parigi per una sana claustrofobia verso le sabbie mobili di questo luna park bizantino che è l'Italia. Amico sincero, sincero incoraggiatore degli amici a prendersi sul serio, Antonio taglia gli argomenti con il rasoio di una mente acuminata scaraventata in avanti. Si è occupato di alienazione del capitalismo, mobbing, telelavoro, cybercyltura e rapporto fra corpo, società e nuove tecnologie. Instancabilmente, onnivoramente. Parla tante lingue, ha pubblicato tanti libri, ha dato vita a testate sul web e oggi è impegnato in una vigorosa carriera accademica (lavora in un centro di ricerca creato da Roland Barthes). Ma soprattutto, grazie al suo carisma e alla sua cultura, è riconosciuto dagli amici come un riferimento solido. Una sua battuta non delude mai. Illumina. Forse per questo, Casilli ogni tanto si diverte a giocare. Questa volta tocca ai futuristi, una sua passione di gioventù, con il brano Schiaffi e carezze (qui c'è anche una versione in lingua francese).



[22/5/2005]

# 4_Evelina Schatz

Essere figli di un poeta è una storia a sé. La forza di sintesi che un poeta arriva a sprigionare nella sua visione delle cose e della vita certe volte non lascia spazio a repliche. Essere accanto a una sorgente che ti spiazza di continuo è al tempo stesso eccitante e intimidente. Non avere punti di riferimento comuni fa venire il mal di mare (qui sto parlando del poeta, non del genitore). Però, di contro, c'è un gran guadagno. Facciamo un esempio. Tu hai commesso un'imprudenza e ti trovi nella foresta senza strumenti per accendere il fuoco, come nel racconto di Jack London Accendere un fuoco (To build a fire, 1908). In quest'occasione, se sei figlio di poeta, non ti scomponi e ti godi invece l'ironia del destino e l'innegabile carica poetica di questo imprevisto. Ha i suoi vantaggi, dunque, lo status di figlio del poeta. Giocando su questa posizione di privilegio, ho voluto proporvi una scelta di poesie brevi che rompe qualsivoglia volontà dell'autore, insomma un'operazione scorretta e non filologica. Evelina ha pubblicato molte raccolte di poesia in italiano e in russo, ma molte più poesie ancora dormono nei file e sulla carta. Io ho un cassetto dove ho raccolto negli anni le poesie che Evelina mi offriva brevi manu, senza metodo lei donava e senza metodo io raccoglievo. Ne ho scelta qualcuna – un piccolo trailer per vedere che effetto fa. Nota bene: Evelina è la madre di chi vi scrive.



[21/9/2004]

# 3_Filippo Pretolani_II

Lo scrittore Luciano Bianciardi dice no al Corriere della Sera per scrivere su ABC. Il calciatore Gigi Riva dice no alla Juventus per restare al Cagliari. La storia dei due più incredibili NO della Repubblica raccontata dalla penna sulfurea di Filippo Pretolani, una sorta di chinino per chi si sente troppo yesman. Il testo è stato pubblicato nel volume NO magazine, che accompagnava come catalogo la mostra Senza freni, inaugurata da Colombo Arte Contemporanea di Milano nel settembre del 2004 e incentrata sulla simbologia, sul costume e sugli usi propri e impropri del furgone Wolkswagen.



[30/6/2004]

# 2_Marco Vaglieri

Marco Vaglieri è un ottimo amico, artista di vaglia come avrebbero scritto una volta i giornali. I suoi testi sono concisi, precisi e terribilmente poetici. Questo geniale racconto-flash, quasi una variazione in pillola sul romanzo Dissipatio HG di Guido Morselli (1973) e sul cult movie Liquid Sky di Slava Zukermann (1983), è il reportage probabile della desertificazione di una società dove il desiderio di fama è andato in metastasi. E si chiama addosso una misteriosa nemesi. Il testo nasce nell'alveo di un lavoro collettivo di Dormiveglia, un gruppo interdisciplinare di cui faccio parte formato da anime curiose: stavamo producendo dei materiali per il sito ombra di una casa di liquori. Di Dormiveglia parleremo ancora.




[26/3/2004]

# 1_Filippo Pretolani_I

Filippo Pretolani di giorno lavora nel Centro studi di una banca e di notte si dedica a scrivere testi radicali, forti, ricchi di citazioni e rimandi, sempre colti e sempre alla ricerca di un'eversione del dato di fatto. Frequenta il mondo dell'arte. Partecipa a diversi gruppi di discussione in cui ci si immagina un mondo senza moneta e senza pratiche economiche coercitive. Questo saggio è una piccola, sorprendente navigazione da James Bond a Jacques Rigaut, pubblicato sul catalogo della collettiva HeartBreak Hotel, un progetto espositivo di Laura Carcano e Irene Crocco presentato alla Milano Flash Art Fair. Arte, economia, comportamenti anarcoidi di rottura. Se il pensiero positivo vi ha annnoiato.



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