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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità. Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

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[12/3/2017]

# 57_Giovanna Ceppi

Nello statuto del nostro almanacco, rimasto silente per quattro anni (lo scopro oggi, nel momento in cui caricoun contributo per il terzo numero, che spero uscirà per Natale 2017), non è scritto che non possano uscire pubblicati contributi di persone che abbiano avuto liason sentimentali con l'editore. Ne approfitto dunque con gioia per proporre ai nostri sparuti lettori il diario a quattro voci di un act manqué, diciamo così, di Giovanna Ceppi. È Una delle sue prime prove di scrittura, e ci ha colpito per maturità e controllo della penna. Si tratta del'eutanasia di un non-amore, sufficientemente efferata nella disamina chirurgica delle affinità e delle repulsioni elettive. Ma vi si respira anche un tono elegiaco, pur nell'asciuttezza, sull'inafferrabilità del desiderio – specchio del nostro vuoto interiore e lancinante partita a scacchi disseminata di trappole arruginite che provocano il tetano al primo morso sulla pelle. Echi di Doctorow e Munro fra le righe, per chi li sa cogliere.
Nel testo si menziona l'averla, una specie protetta di piccolo uccello carnivoro che è stato oggetto di studio da parte dell'autrice ai tempi dell'università. Ha una strisciata nera che collega becco e occhi (come la spogliarellista Zhora di Blade Runner.) Si nutre di insetti, roditori, altri piccoli uccelli, rane e lucertole. Il maschio impala le prede su rovi e fili spinati per impressionare le femmine con il proprio talento venatorio.



[26/6/2012]

# 56_Celeste Brioschi

Celeste Brioschi è il nome di un luogo facebook assai ben frequentato: i suoi ospiti – fra cui si annoverano artisti, italianisti, scrittori, cultori della rete e della cultura blog – sono stati attratti da una galleria di immagini che stillano violenza in ambito estetico, e da vampate di discussioni serrate su vari temi, con un penchant per il rapporto fra i sessi e l'educazione dei sensi. La padrona di casa si è ritagliata un ruolo talora affettuoso e ospitale, talora tagliente e senza appello verso i commenti stupidi. Un salotto del Settecento, insomma. Per ospiteambiguo.it si è cimentata in un genere che è stato inventato dall'editore di questa testata, il lasciamento, ovvero un tutorial su come lasciare il vostro lui o la vostra lei in modo crudelissimo ma non malvagio o fisicamente doloroso, organizzando teatrini che feriscono subito o a rilascio programmato ma sempre con effetto irreversibile. Ave, Celeste, lasciaturi te salutant.
A illustrare i suoi 26 lasciamenti autografi abbiamo scelto una piccola galleria di talami dell'artista russa Marina Zvyagintzeva. Nei letti si accendono le passioni, che poi si vanno a logorare e appassire. Nei letti si covano i festival dell'indifferenza contemporanea, il ribrezzo verso gli amori di ieri (beh, anche a tavola) e si pianificano vendette e stragi purificatrici.



[14/3/2012]

# 55_Roberta Salardi

Roberta Salardi; ho la strana sensazione che sentiremo parlare di questo nome nei circuiti letterari, prima e poi. Prende molto sul serio le lettere, partecipa ai dibattiti in rete, promuove gli amici (anche in questo giornale) e trasmette il senso di muoversi in un universo ove vige la sostanza. Se siete in navigazione, cercatela al molo voltandopagine.blogspot.com. Collabora con le riviste Nuova Prosa e Il primo amore. Di sé ha detto: “Mi sento più simile a Julien Sorel de Il Rosso e il nero e al Werther che a Madame Bovary o a Molly Bloom.” Nel 2010 ha pubblicato la raccolta Regressioni, e l'anno successivo ha curato una raccolta di racconti di autrici donne (fra cui lei stessa) dal titolo Madre morte, Transeuropa editore. Probabilmente dalla cucina di questo libro esce il racconto che ci ha mandato e che pubblichiamo volentieri, Persino la morte ti sorride. Titolo che si potrebbe virare in Sotto il vestito la morte, visto che parla di mannequin e madri non tenerissime. Passo svelto, flusso del vuoto, società televisiva.
Illustrano e sostengono come atlanti questa narrazione alcune tavole di Richard Müller (1874-1954), spinto alla pittura da Max Klinger e poi a sua volta maestro di incisione di George Grosz all'Accademia di Dresda. Certi suoi soggetti allegorici ricordano la chiglia inclinata verso l'inconscio del nostro Alberto Martini, però poi certi ritratti di animali abbagliati dal flash sembrano fotografie in hd, sono tavole zoologiche della perversità. Ci stanno bene, mi pare.



[13/3/2012]

# 54_Franz Iacono

Francesco Iacono (Franz è un semi-nomme de plume) è nato a Trieste, è venuto a Milano a fare il pubblicitario ed è uno dei migliori creativi della parola venuti su nella covata di Gianni Donatelli (di cui faccio parte pure io, per quanto di di striscio e con esiti assai meno prestigiosi sul piano della carriera). A un certo punto ha vissuto e lavorato a New York per due anni. Mi risulta che continui a fare questo lavoro, la sua agenzia di chiama Adorabile, il che mi sembra di buon auspicio in tempi di débâcle del settore. È bravo anche a disegnare (franziacono.com). Il suo racconto si chiama Il salto generazionale. Parla dell'annosa questione delle dimensioni del pene, che tormentano il maschio dai tempi di… non è chiarissimo a dire il vero. AI tempi di Petronio Arbitro, la preoccupazione era inversa, e in Satyricon ‘cazzo grosso' era un appellativo spregiativo, spesso riferito a persone del volgo. Il secolo delle maggiorate è finito da poco, ed essere ipodotati all'altezza dell'inguine non riusciamo ancora a vederlo come una buona referenza. Tutt'altro. Su questo terreno delicato si intravedono i contorni di una nevrosi collettiva, per quanto gestita con discrezione. Qui se ne parla in modo sfrontato, e anche dei rapporti fra padri e figli borghesi. Abbiamo davanti un piccolo, impietoso, adorabile acquerello, sospeso fra Paolo Villaggio e l'Elio Petri de Il maestro di Vigevano.



[12/3/2012]

# 53_Giovanni Frova_II

Il 3 luglio 2011, dall'Archivio della Cattedrale di Santiago di Compostela veniva trafugato il prezioso tomo del Liber Sancti Jacobi, meglio noto come Codex Calixtinus, edito nel lontano 1260, anno più anno meno. Era diviso in cinque libri, e l'ultimo, Iter pro peregrinis ad Compostellam, era la prima guida turistica per orientare i fiumi di pellegrini volenterosi e ispirati che, pedibus calcantibus, nei secoli successivi si sarebbero riversati a ondate sui sentieri in cerca di elevazione . Probabilmente chi l'ha scritta non aveva compiuto la traversata in prima persona, dato che prescriveva di percorre 800 chilometri a piedi in soli 13 tappe giornaliere. Bene, in cambio del codice perduto, vi diamo noi una bella guida scritta con i calcagni ancora caldi dall'amico e maestro di Aikido Giovanni Frova nel 2004. Il titolo è Il mio Cammino di Santiago - infiniti passi necessari. Accomodatevi in poltrona, stappate birre e noccioline, staccate il telefono, e godetevi il pellegrinaggio. È come se lo aveste fatto voi. Lo zaino è troppo pesante, i piedi dolgono, gli incontri sono squarci di luce. Barbe lunghe, paesaggi dell'anima, baci fra uomini. Non manca nulla a questo carnet de voyage per rifare il cammino restando inchiodati alla poltrona. E magari, arrivati a Finisterrae, vi verrà la voglia di alzare i glutei, chiedere le ferie e mettervi in marcia. Belle anche le immagini.



[11/3/2012]

# 52_Mariella De Santis_Rossano Onano

Ammuina credo voglia dire far confusione, chiasso. È il titolo del racconto di Mariella De Santis, che ci scriveva: "Questo scritto che ti mando è nato proprio proprio per l'Øspite Ambiguo, prima ancora che io ne conoscessi l'esistenza. Potenza degli inconsci. Nasce dalla mia lettura di un libro di poesie di Rossano Onano, Ammuina, e in fondo è il modo più proprio - e bizzarro, convengo- in cui un poeta possa scrivere di/su un altro poeta..." Il testo di Onano è incernierato, quasi un doppio, un controracconto. De Santis, originaria di Bari, ha scelto “un'inspiegabile semistanzialità a Milano”, dove sfodera una vivace attività critica e organizzativa in seno alla comunità letteraria locale. Onano, psichiatra, nato a Reggio Emilia, è poeta conosciuto. Il racconto lascia entrare dalla finestra una bella folata di stile calviniano, e l'imperatore potrebbe essere anche il Khubilai Khan de Le città invisibili, o qualche personaggio de Le novelle orientali di Marguerite Yourcenar o anche di un racconto di Boris Biancheri in qualche arida isola greca, dura e rocciosa tratto da Il ritorno a Stomersee. Crudeltà orientale, sintesi, potere estetico assoluto. È scritto tutto in corsivo per rendere il racconto definitivamente ambiguo. Per ricambiare con simmetrica gentilezza, abbiamo scovato nel web un nero drappello di farfalle. Non abbiamo verificato se siano carnivore o vegetariane. Nel racconto la farfalla è chiaramente metafora di un senso superiore, e un giorno, chissà, lo coglieremo. Per il momento ci limitiamo ad ammirarne le ali cosparse di tenebre.



[7/3/2012]

# 51_Gian Lupo Osti

Gian Lupo Osti è una di quelle rare persone che ho incontrato nella mia vita ad avere il senso del tempo, sia l'attimo fuggente da cui dipendono i passaggi di vita successivi, sia il senso del proprio tempo storico. Ha fatto la guerra. Poi ha partecipato alla ricostruzione del nostro paese dando un contributo importante all'industria siderurgica. Poi se ne è distaccato ed è diventato un botanico appassionato (ha scoperto in Cina una peonia, che oggi porta il suo nome, Peonia ostii). Poi ha ripreso la penna in mano (in realtà non l'aveva mai lasciata cadere) per distillare una scrittura che è come una pellicola che rende tutto chiaro e leggibile. Nel 2010 ha pubblicato con Ponte alle Grazie De senectute in horto sui piaceri del giardino. Alla Fondazione Luigi Einaudi di Torino è conservato un fondo di 5.000 lettere a lui intitolato, l'archivio di quando ha diretto aziende come Cornigliano e Italsider. Giorgio Manganelli apprezzava il suo stile che ricorda l'alluminio, leggero e di sostanza: ferro + sale. Oggi Osti lancia un'idea per esprimere gratitudine al generale George Marshall. Noi lo abbiamo seguito, e faremo di tutto perché la Quercus x bimundorum metta radici da qualche parte in Italia. (La x sta a significare che è una nuova specie ibridata, me l'ha spiegato lui stesso.)



[8/5/2011]

# 50_Pierpaolo Venier

Possiamo definirlo genere Povera patria, in omaggio alla bella canzone del 1991 di Franco Battiato che si apriva con Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere / di gente infame, che non sa cos'è il pudore e si chiudeva in levare con La primavera intanto tarda ad arrivare. È il cross over delle classificazioni letterarie tradizionali in cui erutta quella corrente di rabbia gravida, di ripulsa cocente per tutto ciò che incita al peggio, alla corruzione, alla mancanza di fantasia e progetto, alla non giustizia nell'autunno storico del nostro inguaiato paese: giornalismo, poesia, reportage, teatro, cinema verità, romanzo, arte e anche televisione. A questa famiglia estesa affluisce il recente componimento in versi di Pierpaolo Venier O Italia mia. Da ogni riga suppura mestizia e oppressione, e tanta vergogna collettiva. Ma tant'è, l'arte deve provocare, cioè spalancare gli occhi sull'abisso agli ignavi sudditi, risvegliando con tutto l'arsenale dell'arte il senso della comunità. Venier è regista, poeta, drammaturgo e formidabile conoscitore delle tecnologie multimediali, che impiega come pochi per allestire mostre e divulgare l'arte.
Le fotografie sono di Francesco Pizzo, che nel 2007 ha attraversato la natìa Sicilia dormendo in un'utilitaria (la mamma premurosa gli aveva cucito le tendine con cui oscurare i finestrini). Il ciclo si intitola Silente Sicilia.



[7/5/2011]

# 49_Anonimo

Nel 2001 Warner Bros ha prodotto una riedizione celebrativa su DVD del film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio. Il distributore italiano, Istituto Luce, ha fatto circolare un press book che anni dopo abbiamo ripescato in rete. Abbiamo scritto per ottenere il consenso alla pubblicazione, senza risposta: in ogni caso siamo certi che ne saranno contenti, visto che l'entelechia di ogni comunicato stampa è quella di essere pubblicato. Traduzione modesta e forse anche il testo è così così. Ma la genesi dell'ottavo lungometraggio di Stanley Kubrick è talmente coinvolgente e ricca di storie che non abbiamo resistito alla tentazione di spacciare un comunicato come testo letterario. Licenza poetico-editoriale, chiamiamola così. Solo un appunto all'anonimo compilatore del comunicato. Non vi è menzione delle musiche di György Ligeti, che collaborò anche a Shining e a Eyes Wide Shut: nel film si utilizzano brani da Atmosphères per orchestra (1961), Aventures per 3 voci soliste e 7 strumenti (1962-1965), Requiem per soprano e mezzo soprano solista, coro e orchestra (1963-65) e Lux Aeterna per 16 voci soliste (1966). Ligeti vinse una causa perché la musica per la sequenza finale del film – un brano tratto da Aventures – fu rielaborata senza il suo permesso.



[6/5/2011]

# 48_Fausta Squatriti_II

Ringraziamo Evelina Schatz per averci girato il testo del discorso che Fausta Squatriti ha preparato in occasione del suo intervento alla presentazione del libro di Claudio Cerritelli Critica in dialogo - Dal concetto di avanguardia all'arte multimediale, edito da Mazzotta nel 2011, e naturalmente l'autrice per avercene concesso la pubblicazione. Il tema le stava a cuore, o meglio in gola come un rospo pronto ad essere espulso. Ciò che doveva essere una traccia si è ben presto trasformato in un testo ampio, circostanziato, ricco di riflessioni e intuizioni, anche dolorose, come questa: “L'avanguardia, invece, sta scomoda nel proprio tempo, di cui già percepisce il declino.” O questa: “Le difficoltà dell'esistenza, se fino a trent'anni fa portavano gli artisti fuori dagli studi, ora ve li rinserrano.” Siamo di fronte a un geniale bigino sull'arte del novecento, che per potere di sintesi e comprensione della posta in gioco ci pare avere pochi eguali nell'ammasso di testi prodotti sul tema. Ne raccomandiamo vivamente la lettura ai nostri lettori per poter fugare una volta per tutte ogni dubbio sull'uso della parola avanguardia: se inizieremo a usarla con cognizione di causa, sarà un bene per tutti.
Unico commento visivo alla lezione della Squatriti, l'arrogante telegramma con cui nel 1935 Mussolini rispose ai professori dell'Università ungherese di Pécs (dove cè anche un Museo Victor Vasarely) che lo volevano candidare al Premio Nobel per la Pace. Un'opera dada allo stato puro, che a suo tempo ci aveva inviato uno degli illustri autori de l'Øspite ambiguo, György Réti.



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