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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[7/7/2007]

# 20_Eugenio Carmi


Discorso di Eugenio Carmi, New York settembre 1967

Ci sono tanti modi di vedere il mondo, e tutti sono abbastanza affascinanti, perciò vale la pena di parlarne.

Primo. Dal punto di vista del Buondio.

È la posizione più vantaggiosa, perché lui è l'unico che ha potuto osservare tutto quanto è accaduto da alcuni milioni di anni fino ad oggi. Inoltre il suo angolo visuale è più vasto di quello di qualsiasi osservatore terrestre, ciò che consente la registrazione contemporanea di avvenimenti diversi e dislocati nello spazio. Insomma, un completo collegamento audiovisivo, con un'unica amministrazione.
Lo spettacolo fu probabilmente abbastanza noioso per tanto tempo. Per centinaia di millenni montagne rotolarono nel mare, acque si precipitarono sulle terre. Bestie morivano, bestie nascevano, e si trasformavano.
Un giorno una bestia provò a camminare su due gambe e questa fu una grossa novità. Infatti non sapeva dove mettere le altre due gambe e perciò fu costretta ad usarle in un altro modo.
Fu l'inizio di grosse preoccupazioni.
Prima di tutto perché fu una brutale presa di con¬tatto con la legge della gravità e poi perché improvvisamente 2 zampe Incominciarono a chiamarsi mani.
Quel giorno fu il lontanissimo inizio della marcia verso il benessere.
Le due mani, come è naturale, furono usate inizialmente per accarezzare la donna, e fu necessario cercare un rifugio per almeno due persone.
All'inizio l'uomo era gentile con la donna e cattivo con le bestie. Non era proprio cattiveria, più che altro era necessità di procurarsi il cibo.
Così l'uomo dovette adattarsi ad usare le mani anche per altri scopi, soprattutto violenti. E presto si accorse che la donna non disprezzava queste qualità. Quello fu un altro giorno importante, forse uno dei più importanti nell'evoluzione dell'uomo.
L'uso delle mani fu esteso alla lotta fra uomo e uomo. E qui la fame non c'entra. Così i pasti si alternavano alle uccisioni, fra uomo e uomo, fra uomo e bestia, e questo continuava per moltissimo tempo.
Fu in quel periodo che qualcuno, in lotta con la società, si dedicava al disegno. Per la prima volta le mani (ex zampe) servirono a produrre immagini. Anche questo fu un giorno importante, così importante che sarebbe bello se l'uomo lo avesse saputo.
Queste immagini, come poi avvenne in modo più spettacolare molto tempo più tardi, erano simili in tanti luoghi diversi della terra. Ma solo un osservatore come il Buondio poteva esserne a conoscenza.
Nacquero anche i primi oggetti In serie, strettamente funzionali, un prolungamento delle mani.
Poi gli uomini e le donne, sparsi qua e là, si riunirono. Uno spettacolo al super-rallentatore. Una storia lunga e lentissima, senza scosse, senza invenzioni, senza grosse novità.
I nuclei di convivenza diventarono più grossi. Qualcuno si accorgeva che era utile usare le mani degli altri uomini invece delle proprie, e così nacquero i primi concetti di ‘massa': molte migliaia di persone lavoravano come schiavi ai servizio di poche che guardavano gli schiavi lavorare. Questa organizzazione, che durò lunghissimo tempo, permise di realizzare splendide testimonianze, tipo piramidi di Egitto e altre grosse cose del genere.
Questi lavori venivano interrotti da guerre nelle quali morivano una parte degli schiavi e in tal modo si risolvevano i soliti problemi di alimentazione. Erano molto ambite le conquiste territoriali e perciò le lotte erano molto in uso.
La vita, dal punto di vista poetico, era un po' difficile.
Ogni tanto c'erano esempi diversi, a un certo punto qualcuno in Grecia diede maggiore importanza al pensiero che alla violenza, ma era molto tempo fa.
Altrove continuavano lotte e saccheggi abbastanza brutali che, in visione contemporanea e globale, dovevano apparire un po' inutili, tanto che il Buondio intervenne e mandò giù suo figlio. Come si sa egli ebbe un discreto successo personale, mentre purtroppo non ebbe successo dal punto di vista della storia dell'uomo, che continuò esattamente come prima.
Lo spettacolo fu ancora abbastanza noioso per altri 1800 anni, i soliti istinti provocavano le solite conseguenze.
Qualcuno si distaccò dal cliché abituale, e vale la pena di ricordarlo. Un caso dei più divertenti fu quello di Cristoforo Colombo che riuscì a far credere a tutti di aver scoperto l'America.
In realtà fu l'America ad avere scoperto lui e ne fece un modello destinato a divenire attuale dopo centinaia di anni. Cristoforo Colombo, un vero ‘public relation man', riuscì a convincere una regina cattolica a finanziare una traversata dell'Atlantico e diede inizio ai primi fraterni contatti fra l'Europa e l'America (contatti allora limitati ad alcuni scambi di piaceri con alcune donne non ancora impegnate a usare la lavatrice e l'automobile).
Ci fu il caso di Leonardo da Vinci, un ingegnere che aveva anche la passione per la pittura e che purtroppo fu messo al mondo 500 anni prima del suo tempo. Siccome inoltre, come sempre accade, i suoi contemporanei erano 100 anni in ritardo sul loro tempo, l'anticipo di Leonardo fu di almeno 600 anni.
Nello stesso periodo uno che scopri la verità e la disse, si trovò nei guai. Era Copernico, che diceva agli altri ciò che gli altri assolutamente non volevano sentir dire, e cioè che la terra sembrava ferma ma si muoveva, e il sole sembrava muoversi ma era fermo.
Sono quelle cose di cui in genere non conviene parlare. Infatti a Galileo capitarono guai peggiori.
Ma a parte questo, i buoi continuavano a tirare l'aratro e i cavalli la gente.
Improvvisamente, circa 500.000 anni dopo il passaggio da 4 zampe a 2 gambe, lo spettacolo diventò interessante. Capitarono cose che non erano mai successe. Ma la più interessante di tutte fu questa: per la prima volta gli uomini ebbero un nuovo desiderio, quello di prolungare le proprie mani con mezzi più potenti. La calma scomparve, ci si agitava, ci si muoveva. La ruota cessò di essere l'unica grande invenzione e passò alla storia.
Nacquero i motori, scomparvero i cavalli, tutto si muoveva, ciò che era fermo doveva inevitabilmente essere messo in moto. Si spensero i lumi, si accesero le lampade elettriche, girarono ruote dappertutto, si cancellò il passato, si costruì tutto nuovo.
Si distruggeva, si costruiva. Si correva sempre di più. Si correva. Si correva. Si facevano rumori. Scoppiavano bombe. Aumentavano le macchine, le automobili, gli aeroplani, i razzi, i calcolatori elettronici.
Einstein disse alcune cose, e fu creduto.
Poi vennero altri, e furono creduti.
Poi altri calcolatori, velocissimi.
Poi razzi, velocissimi.
La televisione, via satellite, in bianco e nero, a colori, il cinema, in bianco e nero, a colori, In rilievo, le strade, le autostrade, i segnali, via uno dopo l'altro, le città, grandissime, milioni di abitanti, milioni di televisioni, milioni di decibel, milioni di anni luce.
Milioni di immagini, immagini per tutti, ferme, mobili, che passano veloci davanti a miliardi di occhi, parole, sillabe, colori, luci, rosso, verde, blu, giallo, rosso, giallo, verde, blu, giorno, notte, tutto insieme.
Lo spettacolo continua.


Secondo. Dal punto di vista di uno qualunque.

La posizione di uno qualunque è molto meno vantaggiosa, perché è terribilmente limitata nel tempo e nello spazio. Sarà meglio fare alcuni esempi per immaginare come è visto il mondo dai nostri simili.
Per un guidatore di autobus: segnali–segnali–segnali–pedali–segnali–segnali–luci–segnali–giallo–rosso–verde–segnali–segnali–segnali.
Per una operatrice di calcolatore elettronico: tac tac tac tac tac tac trrrrrac tac tac trrrac tac trrrrrr tac tac tac tac tac.
Per un operatore di telescrivente: lettere lettere lettere parole parole parole rumore rumore rumore lettere lettere lettere parole parole parole rumore rumore rumore.
Per una modella: ridere–sorridere–sorridere–ridere–essere contenta–sorridere–ridere–affinché tutti gli altri ridano–sorridano–siano contenti–si convincano che il mondo è bello–comprino una automobile una lavatrice un frigorifero–vadano a Miami a Portofino a St. Tropez alle Hawai–in Oriente–in Occidente al mare in montagna–bevano Coca Cola e caffè senza caffeina–prendano LSD e tranquillanti, guardino la televisione.
Per me e per voi.
Un po' di segnali segnali segnali un pò di tac tac trrrac tac trrrrrac–roarrrrr–un po' di lettere un po' di parole–una quantità enorme di immagini–immagini fuori–immagini dentro–immagini che corrono davanti a noi–noi che corriamo accanto alle immagini–televisione–cinema–seconda dimensione–terza dimensione–quarta di¬mensione–velocità–ridondanza–milioni di informazioni–milioni di persone–milioni di dollari–milioni di Km. –milioni di anni luce–milioni di atomi–milioni di minigonne–milioni di automobili.
A proposito, sapete a cosa serve avere un'automobile? Lo sapevano Ford e Agnelli 70 anni fa, ma noi oggi certamente no.
Non siamo più nel tempo in cui una casa era una casa e una città era una città. Siamo in un mondo fantastico, una mescolanza di favola e realtà, dove percepiamo soprattutto la favola e stentiamo a far nostra la realtà.
Cos'è successo in questo mondo in cui la popolarità di Gesù Cristo ha raggiunto una parte della Terra, quella di Marx un'altra porzione, e quella di Mao Tse Tung un'altra ancora, mentre quella dei Beatles ha raggiunto in tre minuti tutta la Terra?
A casa mia Ringo John Paul e George vengono nominati come persone dì famiglia: a Londra un giorno compare una minigonna e in tre minuti questo accade dal Polo all'Equatore.
Ai dittatori non piace che i cittadini vedano le gambe, ma la donna è finalmente sfuggita al controllo del mondo per bene.
E gli industriali tessili? A loro piace vedere le gambe, ma come conciliano il sesso con il bilancio? Quanti Km. di tessuto sacrificano alla gioia del'immagine? Fra i due miti, sesso e denaro, chi è più forte? Col sesso si compra il denaro o viceversa?
A questa e ad altre domande stanno rispondendo i giovani, figli e autori di una nuova immagine.
lo amo questa immagine, perché faccio parte di questa civiltà.
Lo spettacolo è appena incominciato.


Proposte sussurrate.

È necessario che ci vediamo e che ci diciamo alcune cose. Siamo tutti d'accordo sul fatto che bisogna parlare ai bambini perché sono i migliori. Siamo tutti d'accordo sul fatto che la televisione è un fenomeno fantastico e che lo sarebbe molto di più se non fosse in mano a coloro che pensano che gli altri non pensino. Siamo tutti d'accordo che siamo d'accordo. Ma se dico:

MEMORIA

per uno psicologo significa una cosa e per un fisico elettronico un'altra cosa. È dunque necessario che ci abituiamo ai significati multipli.
È finita l'epoca del salotto. Occorrono nuove immagini per lo spazio dell'uomo.
Ma non dobbiamo costruire una civiltà fatta di simboli, nella quale pure noi diventeremmo un simbolo. Sarebbe troppo facile, e nello stesso tempo annullerebbe quel valori umani per i quali lottiamo. Non dobbiamo preoccuparci del ‘bello', dobbiamo preoccuparci dell'uomo.
I cinesi e i giapponesi hanno creato una scrittura meravigliosa, nella quale ogni ideogramma è un modello di equilibrio estetico. Ma nella situazione contemporanea essa costituisce un grosso ostacolo alla comunicazione fra gli uomini. Perché? Nata quando le collettività umane non avevano problemi di intercomunicazione, essa era giusta.
In una civiltà come la nostra, a dimensione mondiale, è solo un ostacolo.
E in urbanistica, in architettura?
Stesso problema. Stiamo costruendo simboli, non certo degli ambienti di vita per l'uomo. Tanti piccoli stupidi simboli nei quali fatichiamo a riconoscere i significati.
I grandi innovatori, come Buckminster Fuller e Konrad Wachsmann, urlano ciò che si dovrebbe fare. Ma i grandi burocrati vincono ancora.
Urliamo insieme, facciamo un grande BANG tutti insieme, questo è uno dei nostri compiti, e soprattutto uno dei nostri doveri.


Finale prima versione.

E poiché, come per tanti altri problemi ancora aperti, si tratta prima di tutto di educazione individuale e di educazione di massa, bisogna creare le premesse per tale educazione.
La mia opinione è che non si possa prendere in considerazione nessuno dei nostri singoli problemi, se prima non si distrugge l'attuale rapporto fra ore di lavoro e tempo libero dell'uomo.
Il tempo libero sta trasformandosi in nevrosi collettiva.
Prima di esaminare qualsiasi proposta rivolta a modificare in meglio l'esistenza dell'uomo, bisogna creare i presupposti per un libero svolgersi dell'esisenza stessa.
Perciò mi sembra che andrebbero prima di tutto ridimensionati i grossi fenomeni di massa.
Perciò bisogna finalmente dare identico significato ad ogni giorno della settimana, distruggere il mito del sabato e della domenica, creare una dimensione psicologica nella quale si eliminato il concetto di ‘giorno di lavoro' e di ‘giorno di festa'.
Quando ognuno dei 7 giorni sarà festivo per 1/7 della popolazione e lavorativo per gli altri 6/7, sarà eliminata la disperazione e la solitudine di alcuni, e la nevrosi incalzante degli altri.
A questo punto conosceremo lo spazio reale nel quale ogni valida proposta potrà avere un senso.
Aspetto perciò con ansia e con la più viva curiosità di conoscere le idee e le proposte di voi tutti, affinché l'uomo non solo sopravviva, ma sia il protagonista cosciente della sua civiltà.
Occorrono più attori per 3 miliardi di spettatori.


Finale seconda versione.

Noi siamo attori in questo spettacolo.
Il mio problema è quello dell'immagine. Finito il tempo del salotto, finito – o quasi – il quadro con la cornice, il problema si sposta altrove ed entra nella vita quotidiana. Entra nelle case, ma per un'altra strada. Avete mai guardato, nelle vetrine dei negozi di radio, venti televisori accesi l'uno accanto all'altro? Venti facce uguali che dicono la stessa cosa? Venti volte un giocatore di calcio che dà la stessa pedata alla stessa palla? Venti volte nello stesso istante?
Questo modo di guardare le cose ci impone una nuova dimensione psicologica. Tutto, intorno a noi, si è messo in movimento. Anche noi ci siamo messi in movimento. Le mie ricerche si sono concentrate in modo preponderante sull'immagine in movimento. Il luogo di lavoro si stacca sempre più dallo ‘studio' e si sposta altrove, nasce un lavoro di équipe con i ‘maghi' della velocità.
lo creo un'immagine, un fotografo me la riproduce in piccolo formato e forse me la decompone, un ingegnere elettronico me la fa muovere. Ma non sarà sola. Tante altre si muoveranno accanto a lei. Sarà uno spettacolo. E dentro a questo spettacolo si muoverà la gente. E ritroverà nell'opera d'arte lo stesso ritmo e lo stesso ‘paesaggio' della sua vita quotidiana.
Arte uguale vita, come sempre.
Nel settembre 1967 ho esposto in una sala al Museo di Lund in Svezia un'opera di questo tipo. La sua realizzazione è stata resa possibile dalla collaborazione della Olivetti per la parte elettronica.
Alcuni mesi di lavoro di équipe, durante i quali i miei problemi visuali sono stati tradotti in realtà dagli ingegneri, con l'uso degli strumenti scientifici più attuali.

Eugenio Carmi, settembre 1967


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