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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[15/12/2007]

# 21_Piero Pieri


I.
Qui riposa in pace un uomo cui la fine dell'età lavorativa procurò una ben strana reazione. Appena maturata la pensione, premio alla carriera, il 27 del mese andò a ritirare il maltolto, tolto allo Stato cui aveva dedicato una vita a non far niente. Prima di varcare l'ufficio postale (luogo dove una volta al mese si transita con gioia inaudita) lo statale sentì di dovere alla Pubblica amministrazione una forma di riconoscenza per avere sempre chiuso un occhio sulla sua perdurante assenza come unità lavorativa nel gran brodo della burocrazia ministeriale. Attaccandosi con forza alla serranda dell'ufficio postale se la trascinò addosso troncandosi il collo di netto con chirurgico senso di giustizia. E morì felicemente finendo cestinato come tutti i documenti ministeriali che non aveva obliterato con la sua scadente firma ma solo appallottolati lanciandoli nel cestino per puro spirito di disservizio.


II.
Se lo vedete per strada, scordatevelo! non è lui il morto che cammina, ma il fantasma della sua ombra l'anima straziata di una vita codarda. Lo stronzo che qui riposa muto come una tomba in vita fu una ciarliera spia dell'O.V.R.A. offrente per trenta danari vite sonanti al Regime fascista ansioso di perfezionare la purea della razza spegnendo illustri idiomi locali liquefatti in un solo ben lustro italiano idiota parlato da tutti pensato da nessuno.


III.
Su questo tumulo giace un cumulo di rovine ammonticchiate fin dall'incauta nascita sul sepolcro dell'esistenza. Ma non crediate voi passanti che lo yogurt della vita sia stato per lui il nettare da cui suggere muggendo gioia. L'uomo che qui riposa si gode statico il fresco del nulla e più non aspetta ansioso l'alba per porre fine al puro terrore della notte quando risorgenti allucinazioni dardeggiavano l'incubo intero della vita.


IV.
Nacque col pallino della matematica e finì i suoi giorni impallinato da un cacciatore, professore di matematica. Niente da dire: se l'era cercata perché per tutta la vita tentò di diventare un grande poeta talmente grande che la gente comune di lui diceva che dava i numeri. Al matematico mancato la colpa di non avere intuito dove andava l'ala del genio, a noi paesani la soddisfazione d'intitolare al poeta di quattro raccolte il viottolo che va a morire in un'arsa campagna incolta.


V.
Dona, oh Signore la pace eterna a questo smanioso anfetaminico che per tutta la sua scalpitante vita rincorse impavido la gloria della ricchezza finendo sovente protestato per scarsa cultura aziendale ed estro innato nella spicciola truffa. Di lui la vedova e i figli tutti ricordano l'anno della Jaguar e i trenta anni della Ford Fiesta. Con la prima auto colmò di luce la famiglia adorante un sì gran padre con la seconda spense la luce a tutti, e perfino l'Enel dette una mano al moroso, così innamorato della vita ricca che durò al buio fino all'estrema unzione. – Mo' sto bene – disse, largheggiando un sorriso già ebete di morte.


VI.
Qui giace un italiano onesto…


VII.
Sepolta viva non si può dire perché sepolta morta fu colei che giace in questa tomba di famiglia fra la suocera e la cognata. Ma sepolta viva le fu concesso in quella casa dove il marito animava le notti facendo felice la cognata mentre la suocera ignara russava forte come il marito morto in Russia. Il giorno che la poverina si ribellò la cognata d'impulso le diede di coltello, uccidendola sul colpo mentre il marito appena arrivato con fiuto innato accoltellò la cognata, perché risultasse una lite fra donne mal voltate. La suocera ignara russava forte quando il genero le tagliò la carotide andando in banca a svuotare il conto. La qui sepolta ringrazia il marito che la tolse dal peccato mortale di farlo fuori con una coltellata, stanca di una tresca che alla fine non ingravidava nessuna in quel sepolcro vuoto della gioia dei figli.


Piero Pieri (2007)

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