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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[20/4/2008]

# 24_Valeria Cornelio


Sonno

Ieri sera ero a cena dai Martinelli. S'è parlato di CSI Miami, del protagonista rosso di capelli che è veramente brutto; di come si fa a sbucciare i peperoni; del governo e dei figli. Mentre lei diceva che Attilio, il loro primogenito, ha iniziato a farsi le seghe io stavo ancora gustandomi il gelato con le fragole. Gli altri avevano già finito mentre io mi ero attardata perché mi piace il gelato sciolto. Ed è stato lì, nell'esatto punto d'incontro tra la polluzione notturna di Attilio e l'ultima fragola, che mi è venuto un colpo di sonno pazzesco. Dato che mi conosco, ho chiesto scusa e sono andata in bagno. Ci sono arrivata a stento a causa delle palpebre che si stavano progressivamente chiudendo. Sono riuscita a chiudere la porta a chiave e poi mi sono sdraiata sul tappetino davanti alla vasca. Sono stata svegliata dopo circa tre quarti d'ora dal rumore dei colpi che venivano sferrati contro la porta.

Mi sono alzata, mi sono ravviata i capelli e ho aperto la porta balbettando che mi ero sentita male, forse una congestione, chissà.

Invece so benissimo che ho dormito perché ho anche sognato mia zia Faustina, buonanima, in una vasca dell'idromassaggio piena di gelato sciolto con le fragole. Fluttuava e rideva mostrando le gengive, dello stesso colore delle fragole. Orrenda.

Mi succede abbastanza spesso, ultimamente. Mi addormento in un posto qualsiasi, in genere senza un grande preavviso, magari mentre aspetto il tram, seduta sulla panchetta di metallo sotto la pensilina. O seduta sulla tazza del cesso, o mentre sono in ufficio, davanti al computer.

Dico subito che non sono narcolettica. Ho fatto tutti gli esami ma non risulta niente di patologico. Semplicemente, mi addormento.

Dormo al cinema, cosa che mi fa arrabbiare moltissimo perché adoro i film. Per esempio, I ponti di Madison County non ho mai saputo come va a finire. Certo, il ritmo è un po' lento, la storia un po' depressiva ma è inconcepibile che io mi sia addormentata proprio nel momento in cui Meryl e Clint sono in cucina, soli, di notte, e si avvicinano sempre di più l'uno all'altra pronti per baciarsi. O, almeno, tu credi che stiano per baciarsi e invece ballano un lento. Mi sono addormentata proprio mentre ballano e così mi sono persa il bacio e tutto quel che segue.

Il mio medico dice che è normale. Dice che il corpo sa come deve difendersi. Ma difendersi da cosa, mi domando.

Durante un concerto di Paolo Conte, in piena milonga, mi sono addormentata e ho sognato un pitone con la faccia di mio cognato Vincenzo che si mangiava mia sorella in un boccone. La cosa più raccapricciante era seguire il percorso di mia sorella nel corpo del serpente. Da allora non sono più riuscita ad andare a cena a casa loro e neanche ad ascoltare Paolo Conte.

Dormo nei posti più disparati e nei momenti meno opportuni. E' più forte di me, quando il sonno arriva, non riesco ad oppormi.

E non è che sia rimasta inerte di fronte a questa situazione. Per dire, sono anche stata da un neuro-psichiatra che, dopo aver controllato per bene tutti i miei esami, mi ha rifilato una cura che, secondo lui, mi avrebbe ‘tenuta un po' su'. Ovvero, psicofarmaci anti-depressivi che mi hanno provocato uno scompenso alla tiroide e così mi sono usciti i globi oculari dalle orbite. Assomigliavo a Omer Simpson, sembravo cocainomane e mi addormentavo lo stesso. Con l'aggravante che i sogni erano astratti, senza una trama se non quella di una tappezzeria in stile optical anni 70. Il sogno più ricorrente era fatto di vortici viola e bolle gialle su uno sfondo color vomito.
Alla fine, ho deciso che addormentarmi e sognare alla vecchia maniera, in stile figurativo, era molto meglio.

La cosa che stupisce di più è che mi addormento anche in situazioni tipiche da stress. Come dal dentista. Sono lì, col bavaglino davanti, le luci puntate in faccia, l'aspirasaliva che gorgoglia, il dentista e la sua assistente che si dicono cose insensate tipo – bisogna preparare un alloggio linguale per la fibra nella zona del 43 – ed ecco che le palpebre iniziano a pesarmi, le voci mi arrivano sempre più da lontano e, nell'attesa che il miracolo dell'alloggio linguale si compia, mi addormento.

Devo ammettere che i sogni migliori sono proprio quelli che ho prodotto dal dentista. Naturalmente non me li ricordo tutti ma quello in cui gioco a tennis con Robert Redford è indelebile. Lui fa un servizio elegantissimo, mi sorride coi suoi denti di ceramica bianchissima e io imposto un diritto di tutto rispetto. Ma la mia racchetta è bucata, nel senso che possiede solo l'intelaiatura, e così la pallina le passa in mezzo e inesorabilmente lui fa punto. Proprio nel momento in cui la voce metallica del dentista mi sveglia con la consueta malagrazia di chi si arricchisce con le disgrazie altrui.

Penso a tutto questo mentre sono qui, in fila alla cassa del supermercato. Guardo la cassiera, che ha tutto il rossetto che sborda dal labbro superiore e un orzaiolo nell'occhio destro mentre dagli altoparlanti esce una canzone dei Subsonica, di quel genere che ti inventi sotto la doccia. La cassiera fa degli strani gesti e forse mi sta anche parlando, ma mi arrivano solo dei suoni attutiti.

Da qualche angolo nascosto della mia coscienza affiora l'immagine di mia cugina, identica alla sposa cadavere, che leggera e impalpabile come un fantasma, entra nel mio carrello, prende una confezione di pane in cassetta, se lo mette sotto la testa, si rannicchia, chiude quegli enormi occhioni pesti e, placidamente, si addormenta.

Valeria Cornelio

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