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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[26/4/2009]

# 31_Valeria Cornelio_II


Vinile

Vinile Gargiulo, Vin per gli amici, Domenico sulla carta d'identità, era un vero onnivoro. Da piccolo succhiava le maniglie delle porte, i pomi degli ombrelli e le molle di qualsiasi tipo. Leccava i tasti della calcolatrice Olivetti di suo papà che era ragioniere e mangiava di nascosto il dentifricio e il borotalco. Come molti bambini aveva anche ingoiato un bullone e una spilla da balia, fortunatamente chiusa.

Crescendo, aveva imparato a raggiungere vette inaspettate di virtuosismo gustativo. Riconosceva il mondo dal sapore, per questo non aveva mai imparato a leggere come si deve. Se un libro sapeva troppo di inchiostro o di sbiancante lo rifiutava immediatamente. I giornali poi, con quel gusto acre di rotative, li odiava. Amava il sapore ferroso dei finestrini del treno che sapevano di umido, di rotaie e di sigarette spente. Li leccava quando nessuno lo guardava, durante il periodo in cui studiava a Crema da geometra.

In quel periodo poi, a causa della noia che gli provocava la scuola, passava ore nel cesso seduto sulla tazza con le braghe calate a succhiare la cintura dei suoi pantaloni o un guanto di pelle che aveva sottratto a sua mamma. Il gusto della pelle era piacevole e rassicurante, certamente più pieno, ricco e godurioso di quello delle sigarette che pure, di tanto in tanto, fumava con gli amici per darsi un tono.

Ma la sua vera vocazione era la musica. Non nel senso che avesse un orecchio particolarmente sviluppato o una bella voce. Gli bastava leccare un disco, che fosse un 45 giri o un LP e, a occhi chiusi, senza pensarci per più di dieci secondi, riusciva a dirti se era di Frank Zappa o di Frank Sinatra. Molti dicevano che riconosceva il disco dai solchi. Lui sosteneva che era il gusto. Andava pazzo per un 45 giri dei Rokes che secondo lui sapeva di pongo e ovomaltina e cercava di convincermi che era molto meglio dei Beatles che, a suo parere, avevano un gusto amaro. Forse il suo palato sensitivo aveva già previsto la tragica fine di John Lennon.

Vinile si è poi sposato con una brava ragazza del Canton Ticino che sapeva di caramelle Galatine e che quando lui le leccava il collo morbido e grassottello rideva e diventava tutta rossa. Purtroppo il matrimonio ha coinciso drammaticamente con l'avvento del CD che, a detta di tutti, ha decretato la vera fine di Vinile. Scomparsi i sapori che davano un senso alla sua vita, anche quel delicato aroma svizzero di latte e zucchero non sapeva più di niente.

E così, nel tentativo estremo di provare ancora una volta qualcosa di forte almeno come l'ultimo LP dei Pink Floyd, ha succhiato un intero blister di pile Duracell. Che gli è stato fatale.

Valeria Cornelio




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