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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[1/1/2010]

# 33_Valentina Falcioni

Diario di un anno qualsiasi (otto passi scelti)


Tre gennaio
La promozione

Una bella giornata di sole, la luce giallina filtra dai vetri del grattacielo… “Dunque dovrei dirti una cosa che al momento è riservata...” Intorno non c'è nessuno a parte il gran silenzio... Cinzia Mascanzoni si avvicina con il fare da furetto. “Dunque il nostro collega Francesco Ciminata ha chiesto di trasferirsi in altre attività e si sarebbe pensato... penseremmo… vorremmo sapere se saresti disponibile a prendere tu in mano tutta la parte dei contratti… ovvero anche quella che attualmente fa lui… di occupartene tu… non so se te la senti...” So (me lo ha detto Ramona) che la lettera per il trasferimento è stata scritta due settimane fa… Altro che pensare… E così proprio io, proprio quella che va in giro in scarpe da tennis anche quando indosso una gonna di romeo gigli... Mi tocca di fare lo sguardo interessato e intelligente e un sorriso rassicurante che sembra proprio rassicurare, mi rendo disponibile al salto di carriera... Lo so che sono stata il karma di quella manager, e che davvero era stata la sua sciagura avermi nel suo gruppo a lavorare... Io... Quella che non si pettina troppo e che sembra andare in giro fra i piani a offrire noccioline ... So che cosa? È questo che pensano? Finalmente vedo quella donna avvicinarsi a me con un sorriso dolce e avvolgente... Cinzia Mascanzoni aveva giurato a se stessa di non aver mai a che fare con me… E invece le ero rimasta attaccata come se fosse stata una svista… All'inizio escludermi dal suo ristretto giro della tisana e biscottini del mattino era stato quasi imbarazzante, ma poi si era accorta forse di quanto poco ci tenessi... “Bene, bene”... Ma finalmente vede un bagliore... Uno spiraglio... Una via d'uscita… Trasferimento dal marketing al finance... “Bel salto di carriera... importante”, – dice il collega Ciminata che mi lascia il suo posto… Importante, dopo solo un anno e mezzo che ti trovi qui?.. Sottolinea: “Ho parlato bene di come lavoriamo affiatati insieme... che secondo me era giusto che questo lavoro lo facessi tu che sei quella che ne sa di più.” “Ma come, sto' pozzo di conoscenze lo avevamo messo a fare fotocopie e etichette per gli indirizzi da attaccare sulle buste…” “E questa fa sempre tutto con la stessa morbidezza lenta di chi ha dormito poco alla notte...” Pensano in coro le shampiste segretarie che si mettono i tacchi se devono quel giorno parlare con la manager dell'ottavo piano... Eppure... Eppure. “Ho detto che adesso dei mille contratti in essere che ci sono prima ne erano bloccati circa cento e adesso non più di due o tre... Un delta che davvero rasenta zero...” – ribadisce il collega. “Ma chi... lei? Ma siete sicuri?” Il coro pare incredulo. “Proprio quella...” Minchia… Quella strana, ma strana che basta dire ‘strana' e tutti capiscono di chi si parla in tutta oracle... “Sembrava che non capisse nulla... e di questo sembrava non farne nemmeno troppo mistero…” È così che mi posso rappresentare? Io che ancora a volte mi sorprendo che qualcuno in quel grattacielo abbia bisogno di me, della mia disponibilità garbata e gentile... della mia pazienza... penso che abbia irritato mezzo grattacielo per la mia inomogabilità… eppure… “Sono disponibile. Mi sembra un'idea vantaggiosa per l'azienda...”. Dico con lo sguardo che ha dentro quel modo che sembra sempre che tutto il suo tempo sia a disposizione... Un vantaggio per l'azienda... ma questa risposta proprio non se l'aspettava... “Ma è anche una gratificazione per te... non credi?” Ho confidato questo colloquio a Francesco che se ne va, e che dice proprio di essere felice che sia così… “Secondo me era giusto che questo lavoro lo facessi tu... Vedi, ho parlato proprio bene di te.” Mica lo sa come sono fatta… lui sta a roma... gli piace la mia voce, sa che sono gentile... sa che non perdo mai la pazienza.... mica sa che ho una gazzella tatuata sulla pancia e due tartarughe fra le scapole... mica sa delle mie occhiaie al mattino... beh... Poche ore dopo sono stata convocata al dodicesimo piano e nella stanza illuminata Antonella Amigoni e il suo capo Luca Ligorio col braccio rotto e il fare un po' frettoloso di concludere... (per andare dove?) mi hanno proposto di ‘passare le attività...' Basta fotocopie e lettere e attività da segretaria... Basta marketing. “Bisogna capire i tempi ma si rende necessario che dal quarto piano passi al dodicesimo...”, aggiunge il fratturato sistemandosi gli occhiali… “Bello... panoramico... si vede anche il monte rosa...” È stato il modo di dare il mio consenso... Non aumentano lo stipendio... Aumentano il piano... Cosa dovrei dire... Perché in un ufficio di 300 persone non si può piacere a tutti, io questo lo posso capire... E così… Pur di togliermi di torno... La manager mia capa, la responsabile del marketing, ha acconsentito a una mia promozione: a nemico che va ponti d'oro!!!! Ecco, teresina: contract specialist... Mi ritrovo a fare anche una parte del lavoro che svolgevi anche te… E mi piacerebbe tanto che fossi tu a istruirmi... Ma vedi quando i destini si incrociano... Dopo diciotto mesi in questa azienda senza aver mai nascosto di non sapere granché di computer e di inglese mi chiamano per cambiare il ruolo ed entrare nel reparto ‘finance'. Un passaggio che sembra quasi incredibile. “Imparerai.” Imparare? “La gestione dei contratti passa tutta a te. Dal controllo delle licenze fino alla chiusura del contratto e il protocollo. Cominciamo giovedì?” Fra tre giorni… Ho chiesto un po' di affiancamento... Chissà se mi mandano a roma a farmi spiegare dal volpone Francesco Ciminata che ora è tutto bello pacione che se ne va al reparto quality... Minchia la scalata... Beh, se mi mandano a roma... La sera, per favore non toccatemi la sera... Ti pare? Ho sempre pensato che se è un periodo brutto bisogna coccolarsi un pochino e fare un po' di festa... Se succede qualcosa di bello bisogna ovviamente fare festa... E bisogna vedere la propria vita come se fosse di qualcun altro e anche un po' da lontano per poterci sorridere sopra… Bisogna fare un po' festa nonostante, proprio, per… Quindi a presto festeggiamo... Almeno un pochino… Ancora.


Tredici gennaio
Consigliato a un pubblico di soli adulti

Lo sapevo che non funzionava la posta del computer di casa, ma sapevo anche che non sarebbe stato ‘per sempre', come tutto quanto anche questo non sarebbe stato ‘per sempre' e prima o poi sarebbe venuta lei... La domatrice… Gosty con lei fa le fusa come un gattone perché è la leonessa, anche se non lo sa. Ma poi lo dicono anche le stelle, difatti lei è del segno del leone, per cui in qualche modo di sicuro lo sa. E con le sue mani bellissime doma il computer ed è “Pure alta e bellissima…” Càspita... Quanti complessi che mi fa venire...! È capace di mettersi a dieta, e lo fa perché per i bulimici è più difficile che ridurre una montagna in ghiaia, ma lei lo sa fare... Mentre io, io ho lo sconforto, e quindi mica ci penso alla dieta... No, penso che ne ho avute quel tanto che sono troppe... Quelle che, come dire, a due a due sono diventate dispari, e allora di cominciare a mangiare sano e corretto ed equilibrato, insomma quella cosa che fa bene al corpo quando non ha bisogno di fare le fughe, non lo metto nemmeno nelle note. E già mi sento una grande che non mi sono messa sotto a un tavolo, sotto una coperta di prozac, sotto una bottiglia di martini... E adesso… Con questo colloquial slang ‘della mezzanotte e tre' che mi viene solo quando scrivo e sono sicura che dopo non rileggo e scrivo solo quello che passa, nemmeno nella testa, ma fra il dito e il tasto... Io comunque ho voglia di scrivere una ventina-trentina di righe... Ora ora. Ora ora che mi sono accorta che qui in ufficio a furia di togliermi le attività, le mie, e darmene di facili, io il mio lavoro lo svolgo in un paio di ore al giorno. Per esempio oggi il tempo passa nel riuscire a stare nell'erwartung di un approval di un collega che è in ferie... Stare ferma mentre invece le mie gambe vorrebbero muoversi, mentre giustamente invece la mia testolina se ne va a spasso in giro in giro... Che io non sono mica una che se la mena... E tutto il resto... E tutto il resto lo devo riempire senza pensare ad avere i sensi di colpa di stare a questo mondo come si sarebbe invece portati a fare. Comunque rieccomi che mi abbandono alla scrittura, ma per onestà stavolta non parto troppo bassa. Tipo: “Con queste due righe…” E poi arrivano tre pagine che a stamparle – se uno avesse st'abitudine – gli verrebbe da dire “Ma vaffanculo, ma quanto inchiostro si spreca per tutte ‘ste cazzate a ruota libera, e in più piene di errori... che sei pure dislessica!!”. È vero, riguardo la dislessia, afasica e dislessica, ma quello è stato dopo ‘l'incidente'… E queste sono le cose di cui non bisogna nemmeno mettere troppe parole perché sennò si finisce solo col pensare a se stessi nutrendo un narcisismo che è solo fastidioso. Ma ho voglia di scrivere un pensierino che mi è passato nella testolina bacata, come direbbe paparino che sa trovare sempre le parole giustegiuste per essere affettuoso. Volevo raccontare un fatterello per prenderla un po' alla lontana. Alla sera, prima di mettermi davanti agli occhi la mia cena consistente in mele cotte e formaggio – che mi fa sentire quasi come in un convento se soltanto credessi all'immortalità dell'anima mentre così mi sento solo una che non c'ha per niente voglia di mettersi ai fornelli e di fare qualcosa di dolce per sè, appunto mentre ero là a studiare inglese per preparare l'esamino del lunedì e stavo scrivendo le frasette della prova scritta, le frasette che sbaglio sempre – “Does she come on freeday?”. “No, she doesn't.” – e finalmente mi ero accorta dove fosse l'errore da dislessica che non legge l'errore... Io dentro alla mia testa penso che venerdì è free... ma sbaglio, lo è solo ‘a parole', si pronuncia libero ma non è mica vero, il venerdì si va eccome a lavorare e infatti il venerdì mattina mi trovo sempre davanti alla tastiera dell'ufficio... A lavorare... E allora è solo un trucchetto semantico e anche gli inglesi ne hanno tanti... E proprio di ‘libero' non c'è nulla tranne l'idea... Però l'idea è importantissima, nella vita. E poi mentre studiavo, mi ha chiamato un amico che abita in Veneto che, cazzo quanto è depresso e non mi viene mai a trovare, ma è così intelligente che mi farebbe piacere farlo conoscere a tutti i pochi amici di Milano che restano, e ai pochi amici che si sono trovati ‘dopo'. Perché dopo certe sfighe è proprio vero che la vita si fa pulizia da sola... Mica vero che tutti son vicini... Sono vicini ‘i giusti', ma i giusti solo in certi momenti lo sai che sono giusti... Che peccato... Perché perché perché… Perché la mia storia che sembrava un film, il film, il mio bel film dell'amore perfetto, in verità era ‘consigliato a un pubblico di soli adulti', ‘giusti'... Avessero scritto così, chissà se sarei entrata a vedere! Ma essendo dei gemelli, forse una sì e l'altra no… Invece il mio amico veneto, giusto ma mica tanto ‘giusto', solo pochino perché è sempre depresso, stavolta ha avuto un colpo di reni... E così mi ha detto le parole energiche per recuperare un po' di forza, ed è da amici dire cosine del genere... Così per tirar su l'umore… Anzi, più che l'umore proprio l'essere... Sarà vero che sono molto sensibile e intelligente e sarà pure che oramai i rapporti, quelli sociali ‘sulla superficie', quelli utili per essere mondani, io non ce la faccio… E sarà per questo che ‘frequento persone sempre sensibili e speciali e fuori dalla norma', e quindi tutto si spiega ma anche se si spiega, quel giovane era speciale-troppo-speciale. Ma, cazzo, mica è facile farsi una ragione… Possibile che ci sia scelti come due anime gemelle?.. Eppure pare che sia così e allora di essere gemella di un suicida io un po' mi sento turbata. Mi inquieta, ma dentro dentro, come se fosse un pensiero che fa parte dell'amore e quindi mi affascina. Ed ecco perché mi spavento, perché se mi affascina quello, nulla – ma davvero nulla – sembra possa avere senso… Forse ha senso pensare che a un certo punto quelli davvero in gamba sono pochi e fra quelli in gamba ci sono quelli che vanno a fondo, forse l'unica spiegazione è questa, e a ciascuno i suoi piaceri, e i suoi costi del piacere… Ma con quei costi davvero poi si fa fatica a fare i conti insieme con le cose ‘leggere', ma leggere in senso più povero... E così sarà pure che sulla superficie non ce la faccio e che in quel grattacielo di dementi proprio non ci riesco a stare in compagnia, ci sto bene perché siamo tanti e così è più facile perdersi, perché non ci riesco a parlare con i miei colleghi per più di cinque minuti. E sono sola sola sola e non mi pesa affatto, perché quando mi trovo nel mezzo di quelle conversazioni ‘lovely' mi sento ancora più sola che mi manca il mio amore, i miei amici, tutti, e sento quasi un dolorino nel cuore e allora sto meglio nella mia cuccia piena di foto, disegni e pastrocchi. E di silenzio. E così ecco che sono arrivata al punto: dovrei sforzarmi, capisco che è vero... Che questa è una mia carta che mi sono giocata male e che ora va così e che va così come il resto di tutte le cose, e questo mi fa stare bene, perché se così non fosse starei ancora peggio. Una bella bella serata, però è una bella serata davvero. E non perché ho buon gusto perché “sono un'artista e si vede” e anche se mi vesto sempre come se stessi per fare il trasloco dei mobili dell'ufficio... Quello non c'entra, (quello è che sono una talmente sicura di me che davvero non mi curo nemmeno tanto), ma è che “ho buon gusto”, quello che viene dopo che ne hai viste tante e tante e conosci ‘lo stile'… l'avere lo stile per stare al mondo. I segreti per stare al mondo: saper usare i verbi al condizionale e anche al congiuntivo, e aver senso dell'ironia... e questo ‘buon gusto'… che poi te lo porti anche nel deserto. E ovunque, anche se soffri, stai bene... E, sempre il mio amico veneto depresso, dice che io queste tre qualità ce le ho davvero e siccome lui è una gran testa, ci credo... E può darsi che sarebbe il compagno ideale... Ma se il compagno ideale è uno comunque depresso, con cui non si sta insieme, cosa significa?.. Le leonesse vivono in branchi... Altro è il divertimento. E poi, come dice la canzone: tutto il resto è noia.


Senza data
Le giovanissime impiegate

Le osservo, giovanissime impiegate, con i loro vestitini tanto perbene, e anche i foularini intonati e le scarpette comperate sfogliando la rivista di moda. I capelli ordinati, e quei dieci minuti davanti allo specchio per farsi un trucco discreto. Quanta attenzione in quel rossetto color mattone discretamente intonato con il colore dei capelli. Quanta cura nella scelta degli occhiali scuri con le lenti azzurrate e bombate come occhi di mosca. Quella ricercatezza un po' popolare, un po' semplice, ma eseguita con diligenza. Sono davvero in ordine. Pronte per una nuova giornata di lavoro. Ogni particolare di ciascuna di queste giovani impiegate mi parla, fino a quel lontano profumo di saponetta al mughetto non del tutto coperto da quello del fondotinta. Quel senso di integrazione sociale fa sentire qualunque impiegata italiana più forte, più sicura di sè. O forse, più insicura, perché il coraggio di attraversare un oceano per cercare un modo migliore di vivere non è neppure stato sfiorato. Rimane tutto chiuso in un cupo apparente benessere… Cupo ma al di sopra dei giudizi. Cupo e conforme. Probabilmente connesso con il fatto che tutto il loro universo di sentimenti e appartenenze ruota in una zona circoscritta e vicina. Nulla è dall'altra parte del mondo. Questo le fa sentire al riparo e sicure. Anche quando hanno contratti a scadenza, come oramai accade quasi a tutti. Così giovani sfruttate nel lavoro, nell'età in cui si dovrebbe meglio sfruttare tutto quello che offre la vita. Il 27 del mese ricevono quello stipendio modesto che offre loro l'opportunità di qualche piccola spesa, una borsetta firmata, una pizza alla fine della settimana, un viaggetto all'estero durante il ponte. Con grande sacrificio qualcuna sta pagando il mutuo della casa, le rate della macchina. Si raccontano di leggerezze, frivolezze e grandi impegni che si incastrano nella quotidianità con assoluta armonia. Si sente nel sottofondo la musica della sigla della telenovela, forse del programma della defilippi. Per le più giovani, al collo un ciondolo descrive la loro unione con qualche fidanzato che forse, in un orario diverso, da una casa diversa, dopo aver bevuto anche lui il caffè fatto dalla mamma, si infila nella metropolitana, magari nell'altra direzione, magari tre vagoni indietro. Per quelle sposate un anello d'oro piuttosto vistoso fermato da uno con una pietra di acquamarina... Si riconoscono quelle che sono appena tornate dal viaggio di nozze… In Egitto, Sharm e anche le piramidi nel deserto. Tanto si sentono sicure nella loro compostezza del mattino che sarà tale fino a sera, tanto mi guardano perplesse per i miei occhi gonfi, la gonna spiegazzata e le scarpe da ginnastica, quel disordine ricercato, ostentatamente non celato. Quel qualcosa di eccentrico che io stessa non riesco a vedere, non riesco a togliere o controllare. Quel modo distratto che non è una posa, quel modo distratto che invece è del tutto attento. Si sentono sicure nella loro compostezza e sostengono il mio sguardo insistente. Osservo lo smalto rotto di un'unghia, il segno del cuscino ancora sulla guancia, i capelli con quelle striature – ‘colpi di sole' che sembra rendano alcune ciocche troppo importanti – con il colore che andrebbe rifatto, o forse bisognerebbe rinunciare alla tintura, perchè di fondo non sta poi così bene. Alcune tacciono assorte, altre leggono libri pieni di pagine, libri di avventura comperati al supermercato. Alcune incontrano la collega, altre hanno iniziato il viaggio insieme… Si raccontano cosa è successo la sera prima: o perché hanno discusso con un'amica e avrebbero avuto voglia anche di litigare. Alcune al mattino si raccontano già cosa si prepareranno per cena. Per loro questa è una giornata sprecata. Un'occasione nella quale non vedono occasioni. Non sanno che le osservo per poter scrivere di loro, di quei piccoli imprevisti non controllati, incidentali imperfezioni. Imperfette superficialità. Banali assenze. Al mattino, guardare ciascuna persona che si prepara ad affrontare la giornata di lavoro, è come immergersi nel mondo, quasi senza lo spazio di ragionare, ma solo quello per amare. Attraverso con i miei pensieri un po' severi le loro presenze per poter meglio osservare invece tutte le donne straniere… arabe, somale, tailandesi, russe. Cosí, solo cosí, difatti, è possibile appoggiare lo sguardo sul loro. Il loro sguardo stanco, spensierato e leggero delle cameriere e delle donne delle pulizie sudamericane, che avvolte nei loro abiti poveri e sgargianti, e nei loro gioielli da mercatini vistosi e eccessivi, sonnecchiano con l'aspetto di belle farfalle tropicali un po' spaesate ma piene di entusiasmo. Nemmeno un contratto di assunzione, forse un contratto in una coperativa, di quelli che garantiscono il rinnovo del permesso di soggiorn. Niente di più precario eppure niente di più certo: fuori dalla propria realtà difficile, dentro a questa, che al confronto è solida. Le loro mani con le dita gonfie già di primo mattino. I loro capelli raccolti con fretta. Le unghie delle dita dei piedi colorate con smalti da grandi magazzini dai colori scuri. Mi soffermo ad osservare i sandali, le dita dei piedi, alcune le hanno in scala, altre già deformate da scarpe strette, artrosi o semplicemente incuria. Incuria per mancanza di tempo, o perché sono più chiare le priorità. Però un po' di vezzo rimane lo stesso, nonostante i lavori fino a tardi, o al mattino presto prima che aprano gli uffici, i bambini, la spesa. Cucinare. Dormire. Incontrarsi con gli amici. I parenti, la loro comunità ricomposta in questo luogo dall'altra parte del mondo. Resta un minuto anche per colorare le unghie dei piedi. La loro vita semplice e le semplici soddisfazioni.
La mia vita complicata.
il mio cuore nella tempesta.
Il mio cuore alla deriva.
Il mio cuore nella pace.
Il mio cuore le ammira con affetto.
Le osservo forse con eccessiva insistenza.
Non sanno che scrivo di questo e lo faccio con amore.


Ventitre maggio
Compleanno

43 anni fa nascevo. 16 anni fa l'attentato a Giovanni Falcone, rientravo da Palermo con il mio futuro marito, ho visto la notizia scritta sul giornale all'arrivo in stazione... Mi sarei sposata un mese dopo... Mi sentivo innamorata e disperata. Sono nata in un giorno di pioggia mentre mio papà era andato a vedere una mostra sui persiani... Le quattro del pomeriggio: cosa facevo oggi a quell'ora? Ho comprato due chili di fragole… Il profumo si era sparso per tutto il piano dell'ufficio e cercavo di isolarmi dalla confusione dell' openspace per riuscire a lavorare senza fare errori… Stasera mi sono preparata una cenetta buonina buonina… Un pompelmo rosa, due mele cotte con la cannella, ricotta frescafresca... Un pasto leggero e delicato... Ed eccomi, alla fine della giornata... Ad iniziare un nuovo anno dopo ben 43 vissuti intensamente, pericolosamente, anni tristi e allegri. Anni di tanto, di tutto.. Che bello: quante cose viste e fatte. Quante da raccontare, quante su cui ragionare... Meglio che avere dieci libri iniziati sul comodino: “Cosa leggo stasera?... Il romanzo?.. Il saggio di psicanalisi?.. No, la poesia… Quasi quasi quel libricino gazzosina che mi ha consigliato la mia amica, quanti gusti... Senza considerare quel bel catalogo della mostra vista la scorsa settimana e che mi interessa tanto!!! Ecco: mi piace così... Mi piace così pensare al tempo che passa...


Metà luglio, circa
Ballerina di lap dance

Domani una bella novità agli oracoli, di quelle che sembrano fatte apposta per sentirsi autorizzati a non fare un cazzo... Poiché lamentavo la tosse costante e continua del portatile in dotazione, mi hanno detto di aprire un ticket per farmi cambiare sistema operativo. Il che significa: tolgo win2000 e metto xp... Beh, fin qui pare mica tanto male... Ma significa pure: togli i dati dai dischi fissi, back-up... Rimetti i dati... “Sì,.. e i programmi?” “Quelli li devi reinstallare, tutti.” “Tutti? Ma io non lo sapevo fare prima e non lo so fare neppure adesso!” Silenzio: che significa: silenzio. Ovvero: io però mica posso stare in eterno col mio pc spento… Prima o poi dovrò ricominciare a lavorare e reinstallare i programmi!! Che palle! I tempi sono cambiati... Silenzio. Quel silenzio significa: vedrai che prima o poi li reinstalli... Non preoccuparti! Buono! Vorrei in questo momento avere un bel lavoro di... lap dance! Ma anche qui ci sarebbero da installare almeno due taglie di tette… Dieci chili di meno... Dieci centimetri di più in altezza... E quella faccia da troia che la dà e poi invece non è detto... E mica viceversa! Sono stata in ospedale per fare la visita dal mio dottore: un bel giro: quando sono arrivata là, non c'era nessuno tranne una segretaria che quando ho chiesto del dott... si è messa a ridere... “Ma oggi non si è fatto nemmeno vedere!” “Mi aveva dato un appuntamento alla fine del convegno...” “Convegno?” Silenzio: che significa: silenzio. Vorrei avere un corpicino da lap dancer ma forte come quello di Juri Chechi... Che fra l'altro visto che fa parte della giuria di Miss Italia, beh, ha molto a che fare anche con bellezze... E la ballerina di lap va benissimo. “Una lite fra pregiudicati è finita a colpi di pistola...” “Tempo tipicamente estivo... Cielo sereno e foschie.” Bella giornata, mi sembra, dopotutto. Senza pc e senza il fisico da lap, penso che domani potrò trascorrere una giornata pigramente estiva... “Sei già dentro l'happy hour...” Va bene... Ci ho pensato un pochino... Venerdì sera me ne sto buona e vado a fare un giretto ai Navigli e magari, visto che il mio dottore non era in ospedale, mi bevo anche uno o due bicchierini di qualcosa di indeciso fra l'onesto e il disonesto: soda oppure cocacola... E invece sabato aperitivo, in perfetta sindrome da impiegata... “Uffa, che estate approssimativa!” Silenzio: che significa: silenzio. Inizia il film. Silenzio: mi lavo i denti, metto qualche chilo di crema contorno occhi antirughe anticellulite antiaids... e me lo guardo a letto… E magari mi addormento pure...


Cinque settembre
Spettri ucraini del fine settimana

Li riconosco sempre, ovunque li incontro, li riconosco dall'odore, li riconosco da quella sfumatura lievemente aranciata del castano chiaro dei capelli, assolutamente intonato al color sabbia pallida della pelle e azzurro, quasi grigio, azzurro un po' torbido dei loro occhi, sempre malinconici, ancora più malinconici con quella fronte corrucciata, uno sguardo che sembra sempre rivolto dal basso verso l'alto, verso un punto dell'orizzonte lontano, oltre la metropolitana, oltre la città all'eccesso. Adoro avvicinarmi a loro rapita dal loro malinconico silenzio, lo sguardo rivolto verso terra, a volte sprofondato dentro a letture di libriccini stropicciati, occhi assenti e stanchi dopo una giornata di lavoro faticoso. Un lavoro faticoso... Quei bei giovani forti e malinconici spesso lavorano nei cantieri, si arrampicano fra i ponteggi, sollevano carriole di mattoni, a testa bassa costruiscono palazzi, strade muretti per giardini. Alla sera rientrano a casa in metropolitana con le mani ancora gonfie e bianche di calce. I muratori cantano sempre, loro sono gli unici che non cantano. Sollevano pesi, guardano per terra con l'espressione seria. Cercando di ricordare qualcosa, cercando di dimenticare qualcosa. Gli ucraini parlano fra loro con la voce bassissima, e un'intonazione di velluto... Di qualunque cosa parlino. Questo contraddistingue un po' tutti i popoli che provengono dall'est... Ma negli ucraini questo è quasi discorde rispetto al loro aspetto inelegante, e robusto. La loro tradizione di campioni di pugilato costraddistingue quello che poi è anche uno stile... Braccia grosse e muscolose, spalle ben piantate, magliette aderenti, pantaloni stretti che mettono in evidenza gambe forti e glutei torniti... Forse è anche dovuto all'alimentazione... Anche quando sono in sovrappeso, gonfi di serate di superalcolici scadenti, hanno sempre dei fisici atletici... Mentre le donne, le donne hanno le dita ancora cotte dai lavori di casa, bagni ad anziani con sapone di marsiglia, anziani dallo sguardo perso come il loro. Questo è il lavoro che viene offerto alla loro pazienza e alla loro fatica. E, di fondo, sopratutto alla loro intelligenza. Hanno i capelli del colore platino delle dive degli anni cinquanta... Comprano tutte, ma proprio tutte, la tintura al capolinea della fermata della metropolitana di Bisceglie, da dove la domenica sera partono tutti i furgoni che trasportano pacchi verso l'est, un euro al chilo, all'andata… Anche soldi chiusi in una busta… Sul cruscotto c'è il nome della città di destinazione... Basta fare una ricerca paziente. Questi furgoncini dalla targa quasi sempre tedesca, portano al ritorno barattoli di cetrioli, cioccolatini, bevande frizzanti al sapore di malto dolcissime, sacchetti di grano per minestre e, naturalmente, vodka. Ho visitato a volte quei terminal, quel punto di partenza e di arrivo, quel luogo che non è un luogo, è solo un passaggio: sembra quasi la piazza dove si incontrano fantasmi alla ricerca di un pezzo di loro stessi smarrito... E si perdono in lunghe bevute ai margini dei marciapiedi, affondando quelle mani gonfie di giornate di lavoro dentro all'aceto dei barattoli di cetrioli, una scatola di sardine, pane di segale. Quando alla fine della settimana si incontrano là per fare acquisti o spedire qualcosa, o semplicemente per incontrarsi, sanno di avere quel tempo che basta per perdersi dentro a un eccesso di alcol bevuto in bicchieri di plastica e musica malinconica.


Trentun ottobre
Festa di Ognissanti

Sono in ufficio e mi fa compagnia un collega che ha il suo computer di fronte a me. Lo sento scrivere e tossire… C'è silenzio. Nel mio piano siamo in tre. Ho deciso di approfittare di questa giornata tranquilla per affrontare un lavoro radicale di aggiornamento delle liste... Così, per mettermi al riparo dalle critiche... Un lavoro di quelli piuttosto monotoni, che richiedono soltanto molta pazienza. Temo che ne avrò per parecchie ore. Rischio di addormentarmi... Mi tengo compagnia con fantasie e ricordi. Coi ricordi bisogna andarci sempre piano… I ricordi ti fanno stare dove non sei... I ricordi fanno stare dove sei stato. Dove sei stato è l'unico posto che è veramente esistito. I ricordi, i ricordi.Vviviamo per costruire il nostro passato. Oggi c'è una nebbia così fitta che francamente quasi fatico a vedere i palazzi di fronte. Quasi innaturale. Eppure so che la natura adora giornate come queste. Il cielo nebbioso sembra un foglio bianco, completamente bianco, sul quale si potrebbe dipingere e colorare. Mi sembra di stare abbastanza bene. Ieri ho preporato un dolce con tanti chiodi di garofano, cannella, e anche frutta candita e uvetta. So che ai morti piacciono questi dolci così sostanziosi. So che preferiscono queste prelibatezze ai quattro crisantemi sulla tomba. Domani non andrò al cimitero, se vogliono verranno loro ad assaggiare il dolce... Ce n'è abbastanza per tutti.


Quindici dicembre
Muta tempesta

Dieci giorni a Natale. Rientro casa dopo aver partecipato al discorso di fine anno del direttore di oracle. Discorso, incoraggiamento, un ricco rinfresco con prelibate tartine, pizzette, canapè, succhi di frutta, vino e panettone. Rientro a casa dopo esser stata in palestra e aver corso per tre quarti d'ora. Mi piace, quando non sono troppo stanca andare in palestra e correre sul tappeto quasi come un criceto sulla ruota. Di fianco a me correva un giovane piuttosto grosso con uno struggente profumo di saponetta. Proprio di saponetta, e avrei voluto essere nelle fibre della sua maglia per poter fondermi con quel tenero aroma di mughetto e latte di mandorla. Ho corso per tre quarti d'ora. Sento tutte le calorie di un ricco passato entrare nei muscoli e darmi energia, sento i miei passi che si lasciano dietro i pensieri e sento i miei passi che incontrano nuove parole. Sento il mio corpo e la mia mente stancarsi e vivere. Ho corso per tre quarti d'ora. Nessun senso di colpa per tutte le tartine mangiate, e anche il panettone, bisogna capire quando ci vuole. Bisogna scaldarsi se si pensa al freddo, a quel freddo che si trova dentro al cuore, in alcuni spazi della memoria, bisogna scaldarsi e sentirsi vivi pensando al freddo della terra. Nessun senso di colpa per le pizzette e le cotolette e nemmeno le focaccine col prosciutto e la maionese, ma desiderio di fare una corsa e una doccia calda e di fare tardi. Rientro a casa, pedalando lentamente sulla mia bicicletta. Non c'è la luce nella strada, forse un corto circuito. I lampioni sono spenti, la strada è buia. Mi accorgo di quanto sia buio guardando il cielo. C'è la luna piena e l'aria è molto umida e fredda. Sento proprio quel freddo dell'inverno stringere la testa, irrigidire le orecchie, risalire lungo le gambe, accarezzare le cosce, quel freddo. Una sensazione piacevolissima. A casa avevo in mente di finire di mettere le lucine natalizie. Un desiderio di fare qualcosa di allegro per decorare la casa, un desiderio allegro che mi obbliga di sentire malinconia. Rientro a casa ascoltando il freddo e ricordi, ancora ricordi. Ricordi. Faceva così freddo e anche nevicava, era inverno, e godevo di quella veloce doccia calda che avevo fatto dopo l'allenamento di pugilato. Stanca, felice, innamorata. Avevo fretta di tornare a casa, dopo una giornata di neve ‘opprimente', opprimente come un presentimento. Ecco: guardando la nebbia e la luna piena ho sentito il cuore cercare e soffrire. Faceva così freddo e nevicava anche. Ecco cosa fa disperare il cuore e il corpo: di fronte alla morte più nulla è in grado di avere voce. In quella giornata in cui faceva freddo e nevicava, il mio compagno aveva deciso di togliersi la vita, addormentandosi nel letto. Per sempre. “Hai fatto quello che hai voluto”, – lo dissi credendoci, ma io non conoscevo il dolore che può esserci nel rispetto delle idee differenti, divergenti. Il distacco dalla vita. Una divergenza che non si può calcolare. Aveva sussurrato questo desiderio appoggiando le labbra alle mie sopracciglia, al caldo delle lenzuola, lo aveva fatto mesi prima, ed io con un sospiro profondo avevo stretto gli occhi forte, come per trattenere qualcosa. Era un pensiero senza disperazione, un desiderio, una volontà. “Hai fatto quello che hai voluto.” Non potrò mai più perdermi dentro a quel neo, proprio quel neo sul collo, dietro, vicino all'orecchio. Non potrò mai più. E questa splendida notte fredda e serena con la luna piena che galleggiava nel cielo nero, questa splendida notte d'inverno, è diventata una notte di muta tempesta.

Valentina Falcioni


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