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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[10/1/2010]

# 34_Alvaro Occhipinti


Terrae Motus

“Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta”, dice il poeta, per altri sconvolgenti accadimenti. Questo forse è stato uno dei primi gesti nella catastrofe: la ricerca affannosa, disperata, delle persone care, nel flusso angoscioso del pensiero, nella solitudine e nel caotico strepito lontano di animali atterriti. Dopo, per i sopravvissuti, l'assistere pietrificati al deambulare di inebetiti fantasmi senza lacrime, muti in un paesaggio irriconoscibile, buio e astratto. Un grigiore di pioggia, sordi rombi e tremolii inquietanti, fra lamentazioni e richieste di aiuto inascoltate. Un fervore di iniziale organizzazione: soldatini, marinai della flotta russa, occasionalmente di passaggio nello stretto.

Ordini secchi, banchetti improvvisati di Tribunali da Stato d'Assedio, tra tende e ripari nella melma. In agguato una umanità vagolante fra le macerie, inetta a ogni minimo aiuto, interessata a “profittare”.

Questi i racconti dettagliati di nonni, zii e genitori, sorta di buco nero in cui precipitare con tutto il sentimento dell'orrore, dello strazio, paragonabile a Canne o Waterloo. Racconti dell'impotenza e della follia che ha colto, quest'ultima, centinaia di persone tra le più fragili e indifese; come una giovane donna discinta su un alto spezzone di pavimento della casa distrutta, salvo due muri perimetrali, che senza soccorsi per giorni, nelle intemperie e orami muta e attonita, risultava pazza al momento del salvataggio.

Le foto “fermano” una normalità metafisica. Il nonno Eugenio, medico condotto, in un improbabile camice candido e bombetta, che visita un ferito adagiato su una botte tra astanti bersaglieri inebetiti dalla fatica, sereni nell'incoscienza e nella routine del tragico. Oppure, lo stesso nonno “che seleziona” dall'alto di una carrozza, col solo occhio clinico, tra tanti corpi allineati e inermi, quelli vivi. A suo giudizio.

Più tardi, un sentore di morte aleggerà come un sudario “livellante”, come la risacca che cancella sulla spiaggia di bambini.

Alvaro Occhipinti


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