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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[17/6/2005]

# 5_Antonio Casilli


L'incidente alla moda

Nel 1908 ha poco più di trent'anni e compra una macchina di settantacinque kili quarantacinque kilometri all'ora mostro di fuoco e d'olio d'essenza di benzina le sale addosso e le dà / quello che vuole velocità sintetica lampo dei tubi cromati trtzzzzz CTOUM-CTOUM i suoi piedi vibrano scossi da una corrente elettrica ancora tutti i capelli che il vento impulsione gli strappa a ciocche il sole gli illumina il capo a nudo oramai diventato galvanico forza catalisi lui la monta e pensa la vita è lei afferrandola per i fianchi il vigore impazzito nella tela inglese dei suoi pantaloni lui tutto dentro lei in fondo a lei cosa importa ed è bianca / la vede e giovane e morbida indiziaria vergine erinni di marmo vivo immotivata e fatale Nike di samotracia solo il tronco e le ali che sfuggono sono sportelli aperti e del braccio che chiama l'assalto già si agita al vento la tela mutilata del pallio in un gesto incosciente e sul volto che implorava la luce di un bacio non più adesso su lei si è schiacciata la stella del suo gesto libertario lui pensa uno schiaffo ci vuole per perdere-la-testa e che il disprezzo di una donna è la fase più acuta del suo amore non vuole più vivere se non con le lenti calate sul volto e il fumo grasso sulle guance e il corpo vulcanizzato dalla velocità la macchina gli cambi il nome lo faccia tornare fra le mammelle negre della nutritrice d'Alessandria d'Egitto dimenticare suo fratello a letto morto e sua madre che piange e correre cooooooorrrrrrrrrrrrrereeeeeeeee via da Milano folla in tumulto terrore impazzito della piazzaalveareronzante sotto gli obici del Novantotto tornare da Catulle Mendès sviluppare teoria versolibero abolire analogie sintassi usare quell'aggettivo ‘passéiste' venti volte in una serata per essere infine se stesso non più Tom come a casa ma infine moi-même et vous vous appellez comment ma biche j'ne suis pas vot'biche pauv'bougre mais ssssi voyonssss voir ma toute belle pensez-y bien pensez-y bien d'avoir ma voix che vi parla all'orecchio la mia calata che risuona in voi la lingua la mia lllliiiiinguuuuuaaa mam'zelle sapete cosa vuole leccare ogni centimetro di questa pellestrada per le mie dita non invitate ovunque lingua che parla ai vostri lombi e ai miei uniti désormais mam'zelle e questo lo capite / et bin vous vous avez de ces mots vous c'est quoi vot'nom déjà / Philippe ma toute belle je m'appelle Philippe Marinetti / un rital avec vos démarches de latin vous en avez bien l'air LASCIATE il latino negli scaffali delle biblioteche io sono un mostro dei deserti d'Africa io riconosco il sorriso rosso degli aviatori neri delle oasi io ho giocato figlio stracciato con altri figli di arabi stracciati io sono gli sleeping-cars d'europa e tre ore di sonno per notte terremoto officina di macerie ostacolointensità canaglia delle mescitorie con la quale mi frotto la notte l'anarcosindacalismo di Labriola eccessoviolenza opulenza inutile dei tappeti in sala e di vasi cinesi fitti di bulbi accesi da 10 watt all'ingresso in via senato caricatore di pallottole io sono la mia fortuna da dilapidare e errori da commettere e piaceri da gustare in contrari bocconi simultanei disprezzo dei musei del mediocrismo della pastasciutta grido sopra Venezia ammuffita e Napoli stramorta d'ammmore io sono correre veloce sbuffante locomotiva varco nella notte e volo altezza assurda dei monoplani rovina di rovine sulla Roma carname papista su Torino monarchica e ottusa io sono questa macchina che guido e la morsa dei freni e la via di una nebbia di polvere da sparo e sassi e i contadini che non vedono la direzione che scompare e tutto il futuro che sorge intero e chiaro gioco assoluto che non capisco ma vado incontro e il mondo gira attorno a me io giro e luuuuuuii si xappovolge capovolge avvvvvita attorno a me la carreggiata non trovo più devo avere travolto due / quantomeno due borne evitare ilmanubrioevitarechemientri nel petto e la ruota pneumatica avanti esplode in un tonfo sordo evitare chemientrinelventre trafigga mi sventri nel corpo immenso della macchina sbilancia ancora testa sottosopra colpire l'acqua mentre chiudo gli occhi uscire dall'abitacolo smetto il respiro la macchina è viva viva il freno mi dilania e romba e gira ancora a vuoto è viva anche lei e pure non respira perché io dovrei allora cercare luce ARIA io che non sono più vivo di lei perché cercare la pietà ansando quando la macchina immensa mi schiaccia mi prende sotto immensa puttana di fuoco / perché chiamare aiuto divincolarmi estratto da sotto al mio mostro fumante che urla piacere estasiesaltazione clamore dei sensi E NON amore / o mi trascinano sul bordo quattro braccia di Brianza furiose di paura una mano mi fa rinvenire uno schiaffo con uno schiaffo ancora uno schiaffo che non è altro che uno schiaffo altro – che una carezza data veloce.

Antonio Casilli


Postfazione dell'autore

Un anno prima di pubblicare il suo Manifeste du Futurisme sul Figaro il poeta italo-francese Marinetti (si ha una certa tendenza a dimenticare che era madrelingua francese) comprò un'automobile. Alla prima uscita da Milano un incidente terribile: per evitare due passanti, il poeta si getta a tutta velocità in un canale e resta schiacciato sotto la carrozzeria della macchina pronta a esplodere. Così lo racconterà anni dopo ne La
grande Milano tradizionale e futurista
: «Faticosamente a rantoli mentre operai accorrono. "Prest prest ciapa i cord che se dev tirà su i reud prima che el motor ciapa feug Giovan porta el cric e i cord"; "Sunt mort sotta prest tira su". Mi estraggono straccio fangoso elettrizzato da una gioia acutissima.»
Di questa euforia traumatica sarà figlio il futurismo degli anni '10.

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