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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[1/2/2010]

# 36_Carlo Cavalli


La prima oasi a destra

L'appuntamento dava coordinate precise: la prima oasi a destra, dopo le tre gobbe a sinistra.
Non vedo oasi, solo deserto e dune, dune e deserto.
Il sole mi trapana il cranio in un prolasso di luce.
Non scorgo Camilla all'orizzonte.
Un orizzonte di miraggi che scivolano nelle curve discendenti, forse ascendenti della sabbia.
L'ora era inequivocabilmente chiara: l'una in punto.
Un dubbio divertente e cretino, nell'afa indecente: e se fosse stata la duna in punto?
Provo una leggera sensazione di delirio oppiaceo.
La calura mi impasta la pelle e mi restituisce l'estetica estatica del deserto, infinito a piallare il mio corpo sfinito.
Poi, all'improvviso, prende corpo una sagoma nel compasso dei raggi solari.
Camilla, dolce stupenda Camilla.
Santo cielo, mi sfiora ora il muso di un cammello.
Un cammello, capite, un laido cammello.
E Camilla?
Il laido cammello mastica religiosamente laico uno stentato ciuffo d'arbusto.
Non è poi male innamorarsi di un cammello.
Lo chiamerò Camello.
Raggiungo finalmente l'oasi: una manciata di palme, e a un palmo da loro una pozza d'acqua esangue.
Sento di amare veramente Camello.
Camilla è ormai la pagina di un libro sfogliato.
Oltretutto, se ci ripenso, mi pare di ricordare che avesse un cenno di gobba.
Ora tutto è finito e tutto ricomincia.
Mi stravacco in un triangolo d'ombra, poggiando il collo sudato sul pelo di Camello.
Un dubbio divertente e cretino: sono un voltagabbana o un voltagobbana?
Intanto l'oasi sparge silenzio, pensierosa e assorta sulle sue tre vocali stizzite per una dissonante consonante promiscua.

Carlo Cavalli


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