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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[5/4/2010]

# 40_Martino Cavalli


Ballavano tutti

Venerdì era il compleanno di Giulio, giorno che ogni anno, da molti anni ormai, segnava l'inizio ufficiale dell'estate con una bella festa all'aperto. Guido abitava in collina, in una magnifica grande casa con piscina e in occasione del suo compleanno i genitori facevano sempre in modo di lasciargliela a completa disposizione. Partivano per il mare portandosi dietro gli altri figli, sapendo che almeno quel giorno lui voleva essere il padrone di casa in tutto e per tutto.

Nelle settimane precedenti al compleanno già si potevano vedere i grandi preparativi per la festa. Gli amici cominciavano a studiare i locali da adibire a discoteca, cercando gli attacchi elettrici per lo stereo e l'illuminazione. Enormi quantità di alcolici e bibite venivano accatastate negli angoli, assieme a piatti e bicchieri di carta. In camera di Guido, pochi amici, lui e la sua fidanzata mettevano giù la lista degli invitati. Venivano tutti gli amici, ma c'era sempre anche molta gente nuova. Dove Guido riuscisse a trovarla non si sa, però andava bene così, portava un po' d'aria fresca nel solito giro.

Ce n'era bisogno, perché in fondo erano tutti un po' troppo abitudinari. La stessa festa, che pure tutti aspettavano con trepidazione, aveva ormai da anni il suo svolgimento regolare. Gli invitati arrivavano alla spicciolata, si cominciava a mangiare e bere. Quando il numero di presenti era abbastanza alto, si alzava il volume della musica e si cominciava a ballare. Qualcuno resisteva stoicamente sulla pista fino a tardi, altri dopo un po' uscivano nel grande giardino e si sdraiavano sull'erba a chiacchierare. Qualche coppietta se ne andava in un angolo mano nella mano, altre coppiette litigavano, altre ancora si formavano.

E poi c'era il il bagno in piscina a tarda notte, divertente e anche un po' ambiguo, con qualche fanciulla che azzardava un monokini e qualche ragazzo che magari allungava le mani. C'era Francesco che suonava il piano per quattro amici, con le solite canzoni del repertorio di tutti, mentre qualcun altro si ritirava al piano di sopra, a giocare al tavolo da biliardo o a quello da poker. Una delle cose più belle delle feste di Guido era proprio che c'era una grande quantità di spazio a disposizione, con diverse cose da fare. Nessuno si sentiva in dovere di farle tutte, e nessuno si seccava se qualcuno spariva per delle ore intere occupato nell'uno o nell'altro dei passatempi possibili.

Naturalmente c'erano anche le ragazze a rallegrare la serata, soprattutto Elisabetta. Dopo un inverno di silenzio, quasi un esaurimento nervoso dopo che Giulio l'aveva lasciata, era finalmente tornata nel mondo dei vivi. Era il grande momento per Gianni, che da tempo aspettava pazientemente, sicuro che un giorno o l'altro lei lo avrebbe notato.

Magari tutte queste premesse allettanti, quella festa la prima dopo la fine del liceo si dimostrò davvero mal riuscita. Per una singolare coincidenza quella sera sembrava che nessuno avesse voglia di essere felice. Dopo un paio d'ore di musiche e danze, quando non era ancora mezzanotte, la festa cominciò a sgonfiarsi come un soufflé che esce dal forno.

Il fatto che buona parte degli invitati avesse lasciato il liceo l'anno precedente per poi iscriversi all'università era certamente la causa principale. Le vecchie amicizia, quelle cementate con cinque anni di coabitazione dietro a un banco cercando di schivare un'interrogazione, non erano poi a prova di bomba come sembrava. Era bastato passare all'università per metterle in crisi. Qualcuno da una parte, qualcuno da un'altra. C'era chi aveva lasciato la città per andare a studiare altrove. Nel giro di pochi mesi erano già nate altre amicizie, apparentemente importantissime anche se ancora dovevano essere messe alla prova da qualche difficoltà.

E così, all'improvviso, i vecchi amici di scuola sembravano un reperto del passato, quasi imbarazzante, segno di un'adolescenza che ora molti avevano già rifiutato, credendo di essere stati improvvisamente accolti nella comunità degli uomini grandi. Le vecchie battute su quello che era successo in classe durante la mattinata non si potevano più fare e qualcuno cercava di rimediare ricordando fatti ormai vecchi di mesi o anni, raccogliendo solo sorriseti sarcastici da chi ormai non aveva più tempo per queste cose puerili.

Sarà stato questo, o più semplicemente il fatto che non tutte le feste possono essere divertenti, fatto sta che quella sera si divertirono veramente in pochi. Una volta tanto la dispersione tra la discoteca la sala da ballo e il poker si era fatta sentire. Soltanto la piscina aveva salvato un po' le cose, con i soliti matti che buttavano dentro della gente vestita, preferendo le belle ragazze, che uscivano urlando, mostrando involontariamente i seni sotto le magliette bagnate e appiccicate alla pelle. Molte coppiette avevano approfittato del parco, e magari anche di qualche camera da letto, per trovare quell'intimità che non potevano avere a casa loro.

Poco dopo mezzanotte, di pessimo umore, Gianni era ripartito verso casa. Di questo grande cambiamento di clima, lui era uno di quelli che ne aveva fatto maggiormente le spese. Elisabetta non lo aveva quasi degnato di uno sguardo e aveva parlato tutta la sera con due tipi dall'aria antipatica, che avevano meritato la sua attenzione solo per essere iscritti a medicina come lei. E Gianni, che era andato all'università solamente per non fare il militare, non aveva certo voglia di passare la serata parlando di corsi, frequenze, sessioni e così via. Quindi aveva deciso di andarsene.

Mentre scendeva la collina in direzione di casa sua, guardò l'orologio e pensò che era ancora presto. Non tornava a casa a quell'ora neanche quando non c'era niente da fare, figuriamoci se proprio quella sera sarebbe rientrato così presto. Piuttosto si sarebbe messo su una panchina ad aspettare le due di notte. Così decise di fare un giretto senza meta per la città, guidando a bassa velocità con la sua piccola utilitaria che gli aveva passato l'anno prima sua madre. Gli piaceva guidare nel traffico della sera, in estate, con i finestrini aperti e la radio accesa, guardandosi attorno. La città non era troppo grande e riusciva quasi sempre a incontrare qualcuno, magri proprio nel traffico, fianco a fianco a un semaforo aspettando il verde.

Aveva un suo tragitto particolare che aveva fatto migliaia di volte, cioè ogni volta che la sera era finita troppo presto e lui non aveva voglia di rientrare. Il giro prevedeva con molta cura una serie di passaggi dalle diverse caratteristiche, con tratti più veloci e altri più lenti, in centro e in periferia, nel verde e tra le case. E poi naturalmente erano previste delle puntate come le chiamava lui davanti ai locali che costituivano che costituivano i più classici punti di ritrovo degli amici.

Mentre passava un incrocio sulla circonvallazione, a bassa velocità, pensava a Elisabetta. Non si accorse che il semaforo era rosso da tempo, era rimasto ingannato dal fatto che non c'erano altre macchine già ferme davanti alla sua. Era un incrocio importante, di quelli che fanno incontrare strade a scorrimento veloce. La macchinetta di Gianni fu investita in pieno da una grossa berlina che arrivava a forte velocità, piena di gente allegra.

Lo schianto fu violentissimo e mentre ancora volavano le lamiere i primi curiosi si affacciarono alle finestre. L'auto di Gianni era stata catapultata contro un albero, poi era rimbalzata su una fila di macchine parcheggiate. Nello schianto si era praticamente spezzata in due. La berlina era invece finita contro un pilone, con il cofano squarciato e fumante, il parabrezza in pezzi.

Dopo tanto rumore, regnava un silenzio surreale. All'interno delle auto coinvolte non si muoveva nulla e nessuno dei passanti osava andare a vedere da vicino quello che era successo. L'ambulanza arrivò immediatamente, ma fu subito chiaro che non c'era più nulla da fare per il guidatore della piccola auto bianca.

Gianni guardava dall'alto i primi soccorsi al suo povero corpo. Auto con sirene continuavano a convergere su quell'incrocio mentre qualche passante aveva trovato il coraggio di avvicinarsi. In breve tempo si formò un folto capannello di gente, mentre il traffico rallentava per dare la possibilità ai curiosi di rendersi conto dell'accaduto.

Gianni si voltò e iniziò a camminare in avanti, dritto davanti a lui. Non sapeva dov'era, non aveva capito quello che era successo, non si era chiesto come mai avesse visto se stesso laggiù in basso, da una distanza indefinibile. Sapeva solo che doveva camminare, andare avanti. Dopo qualche minuto di cammino, arrivò a una villa, isolata e splendida. Non sapeva di chi era, ma neanche se lo chiese. Decise semplicemente di entrare. Varcato il cancello, fu investito da una musica allegra e tra le siepi scorse dei giovani che si buttavano in piscina.

Ballavano tutti, ridevano, scherzavano. C'era anche Elisabetta, che gli corse incontro gridando:
Gianni, finalmente sei arrivato!

All'interno Francesco strimpellava sulla tastiera del pianoforte e dalle finestre aperte del primo piano giungeva l'inconfondibile rumore di una partita a biliardo. Una coppia che non riconobbe si stava baciando appoggiata a un albero. Guido uscì dalla cucina con una grande torta e scoppiò un fragoroso applauso.

Caro Gianni, disse Guido, ho saputo solo stamattina che ci avresti raggiunto, ma sono riuscito a organizzare una bella festa a tempo di record, non trovi?

Martino Cavalli


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