home page


Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[5/5/2011]

# 47_Carlo Cavalli_II


Del maiale nulla si getta

Vivo pensando spesso al maiale.
Sento di poter condividere molte cose con lui.
Forse è tutta colpa del nonno materno che mi leggeva, quando ero piccolo, le favole dei fratelli Grill.
C'erano tre maialini francesi, di nome Cochon, Bonton e Fonfon.
E c'era una maialina sciantosa.
Tutti da favola, se ben cotti sul Grimm.

Il maiale nella smorfia, quando lo sogni, significa ricchezza.
Devi giocare il 23.
Provate anche il 77, le gambe delle scrofe, ambata su Roma che la lombata resta su Bologna.

Penso che la vera filosofia del maiale si possa comprendere passando da Aristotele ad Arista.
Davanti alla lonza di maiale al prosciutto, facendo scarpetta nel sughetto, il filosofo spalancò gli occhi, e gli parve, per un istante, di aver colto il vero senso della vita.
Poi rifece scarpetta nel piatto, e poi ancora, e con un pezzo di pane più grosso fece scarpone, fino allo sfinimento e all'estasi.
Alla fine, davanti ai suoi discepoli, il filosofo esplose la sua verità: “Probabilmente più che un pensiero è una morale: nel maiale, c'è il senso del finale, in quanto sfizio. Ora devo riflettere sull'inizio.”

L'area del maiale?
Se non ricordo male ,Reggio x Reggio x 3,14.
Me lo ha confermato un vecchio insegnante della Barbagia, con il quale ho gustato il maialetto sardo.
C'erano pure il piccolo tamburino, quello del Cuore, e il grosso batterista di Alghero, quello dei Timpani.
Certo che cucinato in quel modo, è tutta un'altra musica.

Con quelli dell'Atletica Verri gioco spesso a braciola di ferro: perde chi molla per primo la forchetta.
Poi, fra il sacro e profano, andiamo a confessarci tutti in una chiesa tardorinascimentale, a tre navate colonnate di lardo.
Il lardo di colonnata non sta bene sul transetto, ci confessa il prete.

Io sono frugale: frugo nel frigo, alla ricerca del maiale.
Davanti alle tentazioni del maiale, mi sento disarmato. Forse sarebbe il caso di chiedere il porco d'armi.
Dopo la terapia intensiva a base di ciccioli, i medici del laboratorio hanno imballato le mie analisi in uno scatolone di colesterolo espanso.
Le ha esaminate un luminare dell'università di Parma che ha sentenziato, con saggezza suina: “Cosa fatta, capocollo ha.”

La pelle del maiale è molto robusta, è coperta di setole e sovrasta uno strato di grasso che raggiunge un notevole spessore.
Ecco perché, quando mi specchio al mattino, mi rassereno se non scorgo il codino.

Il maiale è in marina uno speciale mezzo d''assalto, ideato per affondare navi nemiche nei porti.
Un pilota e il suo secondo si mettono a cavallo di un siluro e sfidano la sorte.
Al maiale di marina c'è chi preferisce il maiale marinato: sono due guerre diverse, in una puoi morire eroicamente, nell'altra eroticamente.

Epitaffio: Era un maiale di nobile lignaggio, dei Luganega Ramo Saguinaccio.

Affetto per il maiale?
Direi di nutrirne, soprattutto quando è affettato.

Non mi preoccupano tanto le fette di salame sugli occhi.
Il fatto è che ci vorrebbe anche del pane.

Le migliori ostriche del mondo?
Gravettes, armoricaines, ostende, arachon.
Ma all'ostrica preferisco l'ostrega di stupore davanti alle cotenne e fagioli alla veneta.

Sono mezzo nobile e mezzo maiale: un giusto mix fra sangue blu e sanguenaccio.

In Grecia c'è lo stufato di salsiccia.
Una volta che mi sono stufato della Grecia, mi resta lo stufato di salsiccia.
Più che del Partenone, sono dalla parte del maiale.

Adoro la cucina zen, prediligo la cucina con le alghe marine e la zuppa di broccoli, impazzisco per la cucina del mais dire mais.
Ma quando vedo mia cugina scuotere la testina, mi rendo conto forse di amare sopra ogni cosa la cugina del maiale.

All'eleganza del fenicottero preferisco la rotondità maldestra del maiale: sono due rosa diversi, uno da paciugo, l'altro da salama da sugo.

Il super varano di Komodo non è poi così Komodo.
Volete mettere il guanciale laziale?

Maiale filosofo: Cogito, terga sum.

Il vescovo ha superato i cento chili di peso, amando castamente il prosciutto crudo come il prossimo suo.
Ora lo chiamano “Sua Eccedenza”.

Nel Medioevo, il maiale era per metà domestico e per metà selvatico.
Assomigliava discretamente al cinghiale.
Il porcaro portava il suo branco nelle grandi foreste che erano piene di castagne e di ghiande, con qualche brigante di troppo.
Nei mesi di ottobre e di novembre, il maiale ingrassava a dismisura, e gli capitava, tornando a casa, di ritrovarsi un paio di taglie in più.
Davanti a una XXL emetteva un Grunf di disappunto, con uno Sgnork di contrappunto.
Seguiva uno Sgurk e basta, anche perché il repertorio vocale era quello che era.
Il porcaro cominciava a fissarlo con una punta di sodomia, che tutte le feste le portava via.

Spesso, in un momento d'ira, si può esclamare “Porco mondo o mondo porco.”
Spesso, in una parentesi d'amore, si può levare una voce “Maialina mia” o “Maialone caro”.
Spesso, mi piace molto spesso, come lo affettano dalle mie parti, a Piacenza, il salame gentile.

Il maiale cinese è nero, tutto rugoso.
È riflessivo e docile, e ragiona molto, soprattutto quando deve attraversare il fiume Giallo.
Non si fida del fiume, il saggio maiale cinese.
Osserva la corrente e non s'accorge del contadino accorrente.
Si acciccia sulla frasca e diventa salsiccia fresca.
Da qui il proverbio “A volte è meglio bagnarsi piuttosto che finire in un pennello con le setole asciutte.”

Carlo Cavalli (2010)


torna a Testi