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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[26/6/2012]

# 56_Celeste Brioschi


Ventisei lasciamenti


I. L'eleganza della mosca
Ti osservo con le mani giunte sulla mia porzione di pollo silenziosa fra le patate al forno, e non posso fare a meno di chiedermi che cosa combinerai da vecchio o da infermo, quando lo stomaco regredirà ai semolini e ai brodi vegetali, se perfino col pollo riesci a stantuffare come una locomotiva a vapore. Anche una nocciolina, invece di scrocchiare fra i denti, nella tua bocca si scioglie in oli essenziali che sfrigolano sul palato, e ti scivolano in gola con i grugniti del porcello che mangia dal trogolo. Poi, dopo che hai finito, stani con lo stuzzicadenti gli apostati che si sono imboscati negli interstizi delle tue zanne e suggi loro l'anima con la punta saettante della lingua vischiosa. In tutto tu trovi qualcosa da succhiare ma ti manca la naturale eleganza della mosca, l'igiene acustica della sua delicata proboscide retrattile sui fetilenti liquami dei più inverecondi pezzi di merda. Caro, mi è passato l'appetito, ti spiace se ti lascio solo a tavola? Domani parto e devo preparare il bagaglio. Non so quando torno. Sul comodino ti lascio un pensiero, un piccolo esercizio di stile scritto da Luciano di Samosata per elogiare una mosca.


II. Epiglottide in apnea
Luca, ho capito che quello che non riesco a controllare — e mi sobbolle dentro lo stomaco quando ti ostini a infilare per forza nella toppa della serratura di casa mia la chiave del tuo garage, e spingi e vai su tutte le furie perché non si incastra — è odio. Mi succede la stessa cosa quando me lo metti in bocca e cominci a stantuffare come una pecora epilettica. Praticamente tutte le volte che lo facciamo finisce che mi metti in ginocchio e mi entri in gola fino a soffocarmi. Della mia epiglottide non te ne frega un cazzo. Luca, tu mi fai vomitare.


III. Mr. Findus
Peccato che tu abbia gettato nel cesso la zuppa di pesce di tua madre. È arrivata stamane ancora calda nella pentola a pressione, e io l'ho solo messa in tavola. Ero tentata di dirtelo, poi ho deciso che lo scoprirai da solo quando lei ti chiederà se ti è piaciuto il suo pesce in brodo. Invece stasera ti sei leccato i baffi con lo spezzatino del banco frigo e il cheesecake che ho preparato in cinque minuti con la miscela già pronta del supermercato. E quando ti ho mentito dicendoti che li aveva fatti mammà, mi hai pure consigliato di prendere qualche lezione da lei su come scegliere e pulire bene il pesce, perchè il pranzo che ti avevo servito faceva schifo. Servito, sì, hai usato il verbo servire. Allora, viste le capacità divinatorie del tuo palato ammaestrato dai laboratori di ricerca della Findus e della Cameo, mi chiedo come mai tu non ti sia accorto del retrogusto metallico della cena che ti ho servito stasera, come tutte le sere. Domani, quando ritornerai dall'ufficio e troverai tutti i miei cassetti vuoti, scoprirai dai dvd che ti ho lasciato in soggiorno che cosa ho fatto negli ultimi tre mesi dopo le tue ciclopiche abbuffate di surgelati saltati in padella con Roipnol, Citalopram e Trazodone.


IV. Tea party
Ho preparato con le mie manine i muffin allo zenzero con gli stampini di silicone a forma di peonia, succo di pompelmo con ghiaccio, acqua tonica, fettine di mele e sciroppo alla vaniglia e ho messo in infusione nella teiera giapponese di ghisa il tè profumatissimo ai boccioli di rosa che avevo preso a San Francisco. Ho tirato fuori il servizio di porcellana country chic con le tazze spaiate in delicati colori provenzali e i cucchiaini e il portaburro e le pinzette con la scatola per le zollette di zucchero di canna in argento, e i tovagliolini e il copritavola di lino finemente ricamato, mica i centrini di carta che ti fanno trovare in hotel. Non mancavano nemmeno le tartine mignon al caviale dell'Azerbaigian, uno dei due barattoli che non hai buttato nella monnezza, nel furore del tuo naso gesuita e della tua povertà di spirito. Tutto nelle giuste quantità, perché le mie ospiti non dovevano abbuffarsi, ma parlare. Le mie ospiti sì, cioè la capa del financial office della tua azienda, la tua collega e la stagista.


V. La poesia delle pause proteiche
Marco, tu meriti di meglio e io non troverò mai più sulla mia strada uno come te, uno per cui la parola davvero equivale fedelmente all'azione. E quindi, mentre mi parla di spaccare il mondo e scalare montagne, cazzo è così faticoso questo pensiero di spaccare e scalare, che parlandone gli viene fame. E poi dopo aver messo qualcosa sotto i denti, una pennichella non guasta. E dopo il sonnellino ristoratore di tre ore, ci vuole un buon caffè e il giornale. E dopo aver assaggiato l'aria con il dito bagnato di saliva, mi annuncia “Donna, preparati alla grande impresa... Che si mangia stasera?” Amore ti ringrazio per avermi fatto vivere emozioni così intense negli intervalli dei cinque pasti previsti ogni giorno dalla tua rigida dieta proteica. Firmamenti di parole hanno costellato il cielo dei migliori anni della nostra vita.


VI. Salsicce su youtube
Non voglio cercare scuse, mi merito che tu mi lasci. Non lo facciamo da dieci mesi, non avrai mica pensato che nel frattempo mi fossi data alle carote e alle zucchine? Mi dispiace solo che tu sia venuto a saperlo da youtube. Sai Fabio è un buontempone. Ci siamo conosciuti a un barbecue, lui mi ha chiesto se ci sapessi fare con le salsicce dopo aver versato tre volte nel mio napoleon un cerveza profumatissimo, e io a quel punto mi sono sentita sfidata sul piano culinario e le ho fatte così buone, ma così buone queste salsicce, che lui ha raccolto prove. Poi dopo siamo passati ai cioccolatini ripieni.


VII. Diagnostica del Karma
L'altra sera a cena la nostra amica georgiana ci ha parlato di Sergey Nikolayevich Lazarev e dei suoi studi diagnostici del karma. Ho visto che hai alzato la testa dal piatto quando lei ha detto che nella vita di relazione ci accade di sperimentare l'ostilità di un coniuge, di un amico, di un parente o di un collega, fino a quando ne abbiamo bisogno per l'evoluzione del nostro livello di essere; che tutti i problemi che percepiamo esterni a noi stessi, in realtà sono nodi del karma in cui restiamo intrappolati fino a quando non siamo in grado di percepire chiaramente la differenza fra la fonte del problema e il suo specchio; che il fine della nostra esistenza è l'amore per Dio, inteso nella sua forma più completa di amore per l'Uno, indiviso e integro. Quando il nodo si scioglie, l'ostilità cessa e spesso anche la persona ostile scompare. Amore io voglio seriamente lavorare su me stessa e sul mio karma, per questa vita e quelle future. Amore io voglio che tu scompaia per sempre, for ever and ever. Amen.


VIII. Nomen omen
Andrea, temo di essere rimasta vittima di un errore di persona, e che questa volta la passione per l'etimologia mi abbia giocato un bel tiro mancino, visto che il tuo nome in greco antico descrive la forza virile. Davvero, io per tutto il tempo che ci siamo frequentati pensavo di uscire con un uomo.


IX. Carta vetrata
Tu sei uno specialista di sfinimenti, e la mia vagina ne sa qualcosa. Entri ed esci seguendo il ritmo epico della tua prosa d'ufficio, cos'hai fatto, cos'hai mangiato, con chi hai litigato oggi... È da un'ora che andiamo avanti con questa carta smerigliata a nastro, mentre mi cavalchi svogliatamente. In tutti questi mesi ho capito che tu, prima di deciderti a fare qualcosa di risolutivo, devi prima toccare il fondo, fino al collo. Le tue gestazioni sono eterne, amore mio. Tu non vieni mai... al mondo se prima non trovi una levatrice pronta di bocca o di mano. Però vedi, con tutto il bene che ti voglio, io non posso farmi scartavetrare ogni volta per due ore senza arrivare da nessuna parte. Domani tu cominci un corso on line di pittura a olio su carta, e come prima cosa impari a usare bene la colla di coniglio. Io vado a cercare per le mie pareti un pennello buono.


X. Casa di bambolo
Non c'è un angolo della casa dove tu non abbia pisciato come il cane che marca il territorio. Sulla boiserie del soggiorno i miei cristalli ogni giorno arretravano ingrigiti dalla guerra di trincea contro le infinite code delle tue prese di alimentazione, le file di accendini scarichi da quattro soldi e i calci dei trofei kitsch dei tuoi sport da combattimento. In bagno ogni mattina trovavo il mio accappatoio a nido d'ape di puro cotone in preda a violenti tremori e nausea, dopo che l'avevi asfissiato con le esalazioni delle tue bocche. E non bastava la maschera di Venturi e l'occhialino coi clip stringinaso per rianimarlo. Poi passavo pietosamente ad alleviare le sofferenze di tutte le sedute in pelle della casa, che ogni giorno sudavano copiosamente sotto il peso delle tue camicie e dei tuoi maglioni e delle tue giacche e dei tuoi pantaloni. Loro erano gli ostaggi incolpevoli di tutti i giochi che ti sono stati negati con le bambole di tua sorella e delle tue cugine. Due giorni fa, mentre eri in trasferta, i mobili, i cristalli, gli indumenti, le pareti e le suppellettili tutte sono usciti dalla cospirazione carbonara e alla luce del sole hanno deliberato l'immediata espulsione delle tue valigie. Non temere, abbiamo fatto tutto a regola d'arte, pensa che come liquidazione ti ho comprato una costosissima dutch wife con tanto di accessori high tech. Se non ti basta il corredo di vestiti, trucchi, profumi e bocchini vibranti removibili che la bambola ti ha portato in dote, sul foglio delle istruzioni trovi il sito dell'azienda giapponese che ti vende tutto discretamente on line.


XI. Extrema ratio
Le ho provate tutte. Ho skypato con gli amici della rete che tu non conosci fino a notte fonda, mentre mi dormi accanto. E poi ti lascio il blackberry a portata di mano con gli sms di Alberto, Moshe e Johnny in bella vista. E vado sempre in trasferta e per essere riposata di Lunedì, parto il Venerdì pomeriggio. E in casa cerco di parlarti il meno possibile, se non per comunicazioni tecniche. Ecco, appunto, ti sto rivolgendo la parola per dirti che da oggi non pago più il telefono, le bollette del gas e della luce e il condominio.


XII. Lapis Niger
Nel mio libro di mostruosità ho raccolto storie di nerboruti epifugi con la testa incorporata nei pettorali, sciapodi adoratori dei piedi, cinocefali scodinzolanti, vecchie lucertole che si godono il sole, idropi con possenti corna incastrate nella lussuria, iene ermafrodite, pantere dalla voce profumata, unicorni allattati dalle vergini, vipere dal volto di donna, mirmicoleoni bravi a fare i leoni fra le formiche e a mimetizzarsi da umili imenotteri tra i leoni. Poi sei arrivato tu dalla Costa d'Avorio e hai scritto una pagina importante del mio bestiario, quella degli ippocentauri, creature magnifiche nate per galoppare ed essere cavalcate. Themes, i tuoi attributi scolpiti nell'ebano lucente mi lasciano senza parole tanto quanto il tuo ineffabile vocabolario clandestino. Che poi alla fine che bisogno c'hai tu dei paroloni grossi o di perderti nei meandri delle subordinate. Tu sei il mio personal trainer e quando ci alleniamo insieme la paratassi dei virili secreti delle tue ghiandole sudoripare e dei tuoi imperativi gutturali, mi viene addosso con una chiarezza così disarmante che meriti solo di essere adorato. Sarà difficile rinunciare a te quando verrà il momento. Per te inciderò su una lamina di piombo un lasciamento con il numero del tuo cellulare criptato fra successioni di emoticon, lettere capitali, virgole, puntini di sospensione, punti e virgola, punti interrogativi ed esclamativi in andamento bustrofedico. E seguendo l'ordine naturale delle cose e il ciclo delle stagioni, periodicamente ricomporrò il puzzle e ti chiamerò ad arare il campo.


XIII. Orrori senza pelo
Tornavi sempre a casa dalle tue circumnavigazioni per il mondo solo per stare con il tuo magnifico esemplare di gatto nudo, Alba, la sfinge che spadroneggiava in casa mia senza ritegno. D'altro canto non aveva peli, né sulla lingua né altrove. Negli ultimi tempi aveva preso l'abitudine di venire a rompermi le balle alle 5 di mattina. Saltava sul comodino, accendeva la luce, mi leccava le labbra e le orecchie, poi a turno si leccava e mi leccava in un rito circolare di imbarazzante intimità. Allora l'ho portata a casa di Mario, il tuo istruttore di palestra, quello che ti fai per non perdere il ritmo tra l'ora di step e quella degli addominali. L'altro giorno Mario mi ha chiamato per una consulenza, stava con Alba dal tatuista perché voleva farti una sorpresa, un piccolo pegno d'amore…e io ero alla mia ottava pinta. Non l'ho fatto apposta se mi è uscito carpe deem. Prenditela con quel deficiente del tatuista se d'ora in poi guarderai con orrore il petto glabro di Mario e di Alba.


XIV. Questione di piedi
Ciao Andrea, io domani parto, vado via per un anno. No, forse cinque... Ho bisogno di assoluto riposo. L'altro giorno mi hai portata sull'orlo di una crisi di nervi. Stavo tornando da Ginevra stanca e affamata, ho chiamato casa perché avevo voglia di mangiare gli spinaci col pecorino di fossa che mi piacciono tanto e ho scoperto che hai dato a Joao le vacanze senza dirmi niente, solo perchè cinque mesi fa gli hai comprato il volo low cost per tornare dalla famiglia in Perù. Mi avevi detto che non dovevo muovere un dito in casa, che pensava a tutto lui, e invece mi hai pure chiesto di toglierti uno a uno i semini dai pomodori in insalata, perchè soffri di diverticolite. Mi avevi detto che il dottore ti ha consigliato di prendere la pillola dei puffi solo una volta alla settimana, ora mi parli anche di certe complicazioni con l'ernia che compromettono ogni accettabile normale gaussiana delle tue mensili erezioni telecomandate. Mi chiedo se tu non ti sia fatto qualche strana illusione quando ti ho raccontato del mio corso per diventare crocerossina. Guarda che io volevo andare in Africa con i medici senza frontiere, mica fare l'infermiera con il grembiulino incrostato di pomodorini evirati. Ora vado. Per tua informazione, anche quest'estate sono ospite di Carlo, il mio amico gay. Sul Barracuda ci posso andare quando e con chi voglio io, senza preavviso, lui ha sempre posto in quantità e senza impegno. Dopo tutto il suo panfilo è 10 piedi più grosso del tuo.


XV. Ex voto
Aldo, ti lascio perché mi hai ingannato. Fra noi la differenza di quasi trent'anni era tollerabile di fronte al tuo stato patrimoniale e alla tua cartella clinica. Come cazzo ti è saltato in mente di andare a Lourdes a chiedere la grazia?


XVI. Psichiatra da signora
Negli ultimi cinque anni hai preteso che mi facessi visitare da diversi luminari della psicopatologia e neuropsichiatria, tuoi eminenti colleghi. Non potendomi internare con la camicia di forza, come era costume nel secolo scorso, hai creato il caso della “signora Alberoni, la moglie dell'illustrissimo Medico primario, Professore universitario, Dottore in scienze mediche, già Capo della Clinica Mangiagalli, trattatela con le pinze che è pazza”. Credo però che tu abbia completamente sottovalutato le capacità della retroguardia del tuo ordine professionale. Ricordi questa primavera quando Rainbow ha preso quell'infezione da salmonella che poi ha intossicato anche te? Bene, ho conosciuto Marco, un talentuoso veterinario specializzato in animali esotici che mi ha spiegato tutto sui boa arcobaleno e di quanto sia fondamentale per il loro equilibrio psicofisico manipolarli durante la giornata e alternare il cibo già morto con quello vivo, magari solo leggermente tramortito. Da quando conosco Marco non ho più problemi a rifornirmi di ketamina, e in generale… non ho più problemi, ecco. Ora che so tutto di rettili e che ho addestrato il boa, voglio vedere che cosa succede se per caso indirizzato verso il ripostiglio dopo che hai bevuto il mio keta-martini on the rocks, vai a sbattere contro la gabbia improvvidamente lasciata aperta dove Rainbow sta brumando. In teoria, dopo che ho battuto tre volte le mani, dovrebbe saltarti al collo.


XVII. Pausa sigaretta
Caro, scendo a prendere le sigarette.


XVIII. Three is the magic number
Pensavo che dopo aver visto le foto, che ti ho anonimamente spedito, di me che baciavo Giulia a Pienza, durante l'ultimo week-end che ho trascorso in Toscana, mi avresti mollato, offeso nella tua virilità tradita. Invece me le hai portate a colazione con il caffé e mi hai chiesto se la mia amica ci sta all'idea di un threesome. Ho capito, sarà difficile buttarti fuori di casa. È che questo appartamento mi piace davvero tanto, e poi dove la trovo un'altra superficie di 90 metri quadrati balconata, finemente ammobiliata e in zona upper class, a soli 850 euro? Dopo tutto, la vispa settantacinquenne che ci ha affittato casa, è stata così generosa nei nostri confronti perché conosce bene i miei, e poi perché vado spesso a trovarla, giochiamo a carte, le porto su la spesa e le compro le sigarette. Ecco che cosa faccio, d'ora in poi mi troverai tutte le sere a giocare con la Nunzia a poker in una nuvola di fumo al centro del soggiorno, e dopo la inviterò sistematicamente a cena e lei ti ammorberà con i florilegi delle sue avventurose anamnesi, di quando ha avuto il suo primo menarca e di come ha seppellito i suoi due mariti e i dettagli dei parti e degli aborti e il colore e la forma delle feci mattutine. Sarà un threesome perfetto.


XIX. Pavlov dog
Mi hai detto ultimamente che se io ti insulto, tu non riesci a controllare le botte che ti escono dalle mani e che questo riflesso condizionato è più forte di te, e che non sai come uscirne. Me l'hai detto mentre mi porgevi amorevolmente il ghiaccio per il mio nuovo livido da orsetto panda. Sono curiosa di vedere in che stato ritorni domenica sera dopo che sei stato ospite di mio cugino al Circeo, insieme con i suoi amici del NAS. Nel pacchetto week-end Tommaso ha incluso uno degli esperimenti che Pavlov usava con i cani per studiare gli stati di indecisione. Praticamente ti sarà sottoposta una serie di figure geometriche e tu dovrai premere sulla tastiera del pc la lettera A quando riconosci un cerchio e la lettera B se si tratta di un'ellisse. Successivamente sfileranno sullo schermo in successione sempre più veloce, sempre più veloce, ellissi sempre più simili a un cerchio, e quando tu sbaglierai lettera, ti arriverà una scossa elettrica.


XX. Tetrafarmaco
Sotto le bombe tu mi parleresti di Hegel, tu sei la mia pozione di tetrafarmaco contro ogni gioia e dolore della vita. Penso a quando ti starò accanto, tu nel sarcofago, gli occhi privi di luce, l'odore penetrante di viola degli oli secreti dalla tua carne bianca e flessuosa di beata, verrà a solleticarmi le nari e io estrarrò dalla tasca un'ampolla e catturerò il tuo odore di mari chiusi, e lo porterò con me per sempre sul petto. Mi hanno detto che se sei allergica ai semi di sesamo, non c'è tetrafarmaco che tenga. Quello serve contro il dolore e la paura, non contro la morte indotta da shock anafilattico.


XXI. I pantaloni
Da oggi nel mio guardaroba solo gonne e abitini fruscianti e scarpe con tacco dodici, perché come una cicogna voglio svettare, anche quando porto i miei dolci fardelli. Insieme con le tue valigie ho spedito a casa di Laura tutti i miei pantaloni, tailleur, bretelle e camicie e scarpe di taglio e foggia maschile. Portiamo la stessa taglia e con te, lei dovrà abituarsi a fare il maschio.


XXII. Te lo dico nei denti
Antonioooooooo, è per te al telefono. Il mio dentista vuole parlarti della seconda rata per il mio nuovo apparecchio a piastrine trasparenti e dirti che da tre mesi usciamo insieme.


XXIII. Elencazioni
Queste sono le chiavi, adieu mon amour! Ooops scusa, dimenticavo di dirti che ho chiamato Anna per dirle che hai un mutuo trentennale, che ti sei comprato la Mini Cooper in 72 comode rate, che senti tua madre venti volte al giorno, che non hai mai finito l'università e il diploma first class del corso di laurea a distanza della Open University è un falso clamoroso, e che lo fai sempre nella posizione del missionario, io sotto tu sopra con addosso il mio Chantelle a balconcino viola.


XXIV. L'amica del cuore
Marco, voglio organizzare una cena questo week end. Ti faccio il sartù che ti piace tanto, tu inviti gli amici tuoi, io chiamo Monica, Katya, Eleonora, Anna e Sara, la mia nuova fidanzata.


XXV. La chianca
Margherita è stato romantico giocare con te a m'ama non m'ama per cinque anni. Tutte le volte che ritorni dall'estero con il tuo dolce profumo di campo e mi parli d'amore universale e di questo sentimento del ritorno che ti porta a me, ti sto ad ascoltare estasiato, mi sento Ulisse che si è scambiato di ruolo con Penelope. E tutte le volte vengo a prenderti dal porto carica di doni ed esperienze fino a quando, esaurito il racconto delle gesta, subentra il dolore di volerti trovare sempre nel posto in cui non sei, e quindi ti riaccompagno al porto e ti lascio andare. Mentre tu viaggi io tesso la tela, solo che non avendo fatto promesse a nessuna pretendente, non ho alcun bisogno di sfilarla. In questi anni ho convertito gomitoli di filo in un roba kilometrica che potrei foderarci la chianca fredda e liscia dell'intero trullo che mi ha lasciato mia nonna nella campagna di Cisternino. La prossima volta che ti riaccompagno al porto ti lascerò in dono un chiancone, così magari un giorno mentre solchi le perigliose acque di qualcuno dei tuoi leggendari viaggi, te lo leghi al collo e provi l'ebbrezza del naufragio in qualche ignoto fondale marino.


XXVI. Clinamen
Per due giorni era rimasto a vegliare la sua pelle cerulea, tesa come un tamburo sulla marcescenza degli organi interni, e i fiori che avvizzivano nel sangue raggrumato sui lembi dell'orrendo squarcio che le aveva aperto fra i seni. Poi riprese in mano il Loveless purosangue e se lo puntò al collo. Un'orda di globuli rossi in viaggio dalla testa al cuore fuggì dal varco dischiuso nel groviglio pulsante delle sue vene giugulari, lanciandosi con impeto sugli occhi ancora aperti di lei. Ora nella stanza muffe aromatiche di atomi e vuoto si staccavano dai due corpi pieni di sangue ancora caldo e, dotate di volontà propria, declinavano dalla perpendicolare infinita del fato e si scontravano fra loro, creando vividi mondi paralleli come quello in cui trent'anni prima lui le aveva promesso che non l'avrebbe mai lasciata.

Celeste Brioschi

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