home page


Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[12/2/2006]

# 9_György Réti


Come mia madre divenne prima sapone e poi montatura per occhiali

Nel novembre del 1944 mia mamma, come altri seicentomila compagni di sventura ungheresi, fu portata in un campo di concentramento nazista (per esattezza, lei finì in quello di Bergenbelsen) e bestialmente uccisa. La leggenda familiare vuole che dal suo corpo i suoi carnefici avessero fabbricato dei pezzi di sapone.

Sono sopravvissuto a questa perdita insopravvivibile, ma i miei due fratelli no. Tutti e due si sono suicidati.

Dopo quasi cinquant'anni di tira e molla, lo ‘Stato Giusto' mi ha risarcito i danni liquidando 30 mila fiorini, cioè la decima parte del risarcimento che hanno ottenuto i perseguitati dal regime staliniano.

Devo confessarlo. Ho accettato questo meschino risarcimento in modo meschino: ho usato questi soldi per comprare una mediocre montatura per occhiali. La somma è stata a malapena sufficiente.

Così il corpo della mamma è diventato prima sapone e poi montatura per occhiali. Io sono stato concepito nel suo grembo. Dai giorni del ‘risarcimento', guardo questo strano mondo attraverso gli occhiali comprati con la sua memoria.

Post scriptum
A distanza di qualche anno, ho saputo che il risarcimento è stato aumentato di dieci volte. Ma gli occhiali sono rimasti gli stessi.

György Réti

torna a Testi