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Testi che hanno dormito troppo a lungo nei cassetti.
Autori che si meritano quindici minuti di eternità.
Immagini che commentano, amplificano e illuminano fili nascosti.
Una crestomazia dalle tre P: progressiva, periodica e non pusillanime.

[3/3/2006]

# 12_Antonio Casilli_II

Attorno a una curiosa maniera di conoscere le cose


Di Buñuel ho visto quasi tutto, perfino le case. Casa sua a Parigi di prima della guerra. Era un tre stanze, che poi due furono accorpate e dalla terza tirarono un cucinino e un bagno, a Faubourg St. Denis. Ho visto quasi tutti i suoi film. Mi ricordo la giungla in La Muerte En Este Jardin – e la parola 'avventurieri', anche se non la pronunciavano mai, credo. Mi immagino le frasi coperte dai rombi di aereo e dai rumori del traffico in Le charme discret de la bourgeoisie. Quando l'ambasciatore parla con la ragazza terrorista. Sapevo il sogno del soldato. Mio padre per un periodo assomigliò a Fernando Rey.

Le cose si sanno così dai film. Come nei sogni, c'entrano solo perché ti resta un retrogusto, un senso vago che non sai verbalizzare. È come quelle situazioni un po' telefonate in cui, perché la verità trionfi, si deve mentire. Così di Buñuel conosco quasi tutto ma non me lo ricordo, e per ricostruire il senso esatto di quello che ricordo, certe cose devo inventarmele.

Per esempio c'è un libro suo che lessi nell'85. Da qualche parte potrei risalire al riferimento completo, ma a che pro andare a controllare. Mi ricordo l'anno in cui lo lessi, e la stagione, ma non il titolo – ecco come succede. Dentro paragonava un Martini dry al mistero dell'immacolata concezione. “Il Noilly Prat deve essere come lo Spirito Santo che attraversa l'imene della Vergine.” Adesso, per dire, potrei alzami e andare a controllare la citazione esatta. Da qualche parte il libro devo avercelo. Ma a che servirebbe, tanto la metafora era sbagliata. E poi non avevo capito tanto bene perché non so niente di cocktail. Non so cosa sia il Noilly Prat, o se si metta il gin, o se il Martini appartenga alla famiglia dei gin (?) a sua volta. Anche se non credo. Quello che mi ricordo è che Buñuel si era sbagliato. Diceva “deve essere come l'immacolata concezione”. Ma, teologicamente parlando, l'immacolata concezione è la concezione di Maria stessa. Poi comunque Buñuel alludeva all'imene della Vergine e allo Spirito Santo che l'attraversava, come se la concezione fosse invece quella di Gesù. Ma quella di Gesù non è l'immacolata concezione – è invece il cosiddetto “dogma” della verginità di Maria, che è una questione sulla quale i cristiani sono tutt'altro che d'accordo. Ma tanto avrebbe potuto anche essere così, dopotutto. Sull'immacolata concezione non è che si sia mai stabilita la verità scientifica.

(Alla fine ho controllato. Non solo si sbaglia – si contraddice anche, da un rigo all'altro. Il libro era Mon dernier soupir, pubblicato dalle edizioni Laffont nel 1982. Da pagina 51 a pagina 57 c'è tutto un trattatello di barologia. “Un bon dry martini doit ressembler à la conception de la Vierge Marie. Selon Thomas d'Aquin, le pouvoir générateur du Saint-Esprit traversa l'hymen de la Vierge comme un rayon de soleil passe à travers une vitre, sans le briser. De même pour le Noilly Prat.” Era nella libreria della mia ex-casa, in alto dietro. Ma, a sfogliare il libro, mi accorgo di non averlo mai letto prima. Le pagine sono intatte, e delle frasi non me ne ricordo nemmeno una. Nemmeno quella che ho appena ricopiato. Ma questa cosa dello Spirito Santo la sapevo. Come dicevo, le cose si sanno così, come nei sogni.)

Antonio Casilli

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